Donna,mamma e gay: chi dice che non si può? (1a parte)

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mamme gayPortare avanti e far crescere la mia storia con Roberta non è mai stato facile. Due ragazze, un paesino di provincia, due famiglie piuttosto chiuse sull’argomento. In partenza, non sembravano esserci gli elementi affinché le cose tra noi procedessero in modo positivo. All’inizio, infatti, ricordo che il sentimento che più ci dominava era la paura.

Eravamo spaventate e a volte anche morse dal senso di colpa: e se la nostra storia stesse facendo male alle persone a cui eravamo più legate? Se invece di dar vita a qualcosa di positivo, stavamo creando una catena di tensioni che non si sarebbe mai spezzata?

Eppure, come poteva essere vera una sensazione del genere?

Ci eravamo semplicemente innamorate. Io avevo poco più di trent’anni, e prima di lei ero già stata legata a lungo ad altre donne. Per lei, invece, era la prima volta. Roberta era sempre stata fidanzata con uomini, un altro fattore di choc per la sua famiglia.

Un nuovo lavoro per me in un’altra città è stata l’occasione perfetta per allontanarci da quel clima e cercare di capire insieme se la nostra storia, come noi credevamo, aveva gambe abbastanza forti per camminare a lungo.

Dopo 7 anni, dalla nostra casa insieme, dalla nostra vita in comune, consolidatasi passo dopo passo, mi guardo indietro e quell’inizio così difficile mi sembra solo il primo complicatissimo pezzo di percorso. Solo l’inizio, il resto è stata tutta un’altra storia.

Roberta ed io siamo andate a vivere insieme in una grande città, abbiamo acquistato una casa, trovato nuovi lavori e passioni, stretto amicizia con altre persone.

La nostra vita insieme è diventata lo scorrere naturale di ogni sfida quotidiana, affrontata fianco a fianco. Una coppia come tante, con le nostre abitudini, le nostre contrapposizioni e momenti di felicità.

Come tante altre coppie, perché non avremmo dovuto anche noi progettare la nascita di un bambino? Ci guardavamo e chi chiedevamo perché un bambino non avrebbe dovuto essere felice con noi, nella nostra casa, con le nostre cure e il nostro amore. Non c’era alcuna risposta convincente: il nostro rapporto era solido, ci saremmo probabilmente sposate, se avessimo potuto, persino le nostre famiglie, col tempo, con il dialogo, ha accettato la nostra relazione.

Perché non avremmo dovuto avere un bambino? Gli anni passavano e a quella domanda non trovavamo risposta. Potevamo averlo, avremmo dovuto averlo. Fu così che ci guardammo negli occhi e iniziammo il nostro progetto [Continua…]

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