Dossier Procreazione assistita e problemi immunologici: tutta la verità! – Prima puntata: La compatibilità HLA.

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Procreazione assistita e problematiche immunologicheLa gravidanza sotto alcuni punti di vista è un “paradosso immunologico” dato che tessuti geneticamente differenti riescono a interagire e svilupparsi in apparente armonia.
In ogni caso, questo processo attiva una serie di meccanismi di difesa che in molte occasioni si rivelano cause determinanti d’insuccesso nella procreazione naturale.
Le categorie di problematiche immunologiche che possono causare aborti ricorrenti e/o fallimenti in cicli di fecondazione medicalmente assistita sono cinque e sono riportate in ordine crescente di severità: Compatibilità HLA, Difetti di coagulazione, Positività agli anticorpi antinucleari (ANA), Risposta autoimmune ad antigeni spermatici, Risposta anormale delle cellule natural killer (NK).

In un questo dossier, suddiviso in cinque puntate, analizzeremo nel dettaglio ognuna di queste problematiche immunologiche legate alla procreazione medicalmente assistita.

Compatibilità HLA
Tutte le cellule del corpo hanno sulla loro superficie proteine o peptidi chiamati HLA (antigeni umani leucocitari). Questi antigeni rappresentano un sistema che identifica precocemente elementi estranei al corpo come germi, virus o cellule cancerose. I segnali delle cellule estranee attivano il sistema immunitario che comincia a produrre anticorpi contro gli invasori.

Durante la gravidanza il feto esprime il 50% di antigeni estranei (quelli paterni) che entrano in contatto attraverso la placenta con il sangue materno e quindi dovrebbe logicamente subire il rigetto immunologico da parte della madre.
Le azioni immunomodulatorie che scaturiscono dal rapporto madre – feto determinano la produzione da parte della madre di un anticorpo chiamato “anticorpo bloccante” che legandosi alla placenta protegge il feto dal sistema immunitario materno.

Gli antigeni HLA di origine paterna espressi sulle cellule della placenta sono chiamati HLA-G. Quando la coppia condivide l’antigene DQ alfa le molecole G paterne espresse sulla placenta sono troppo simili alle molecole G di origine materna. Quanto gli antigeni HLA di origine paterna espressi dalla placenta sono troppo simili agli antigeni HLA materni la donna non produce l’anticorpo bloccante per cui il feto non è protetto, le cellule della placenta non sono stimolate nella crescita e il bambino muore. In altre parole il sistema immunitario riconosce la placenta come “sé alterato” (cellule cancerogene).

Ma in questo caso come si può agire? Il dottor Antonio Scotto consiglia di utilizzare la tecnica HLA
che crea un antigene umano leucocitario per generare embrioni istocompatibili con la procreazione medicalmente assistita. Oltre a questa tecnica è in ogni caso auspicabile l’analisi della zona pellucida che ne fa un’ossrvazione osserva quantitativa e consente la definizione della conformazione nucleare e quanto sia densa la membrana glicoproteica. L’obiettivo di quest’analisi e nel poter verificare con precisione i cambiamenti strutturali dalla zona pellucida per formulare un’ulteriore valutazione qualitativa degli ovociti.

Nella prossima puntata di questo dossier analizzeremo in che modo i problemi di coagulazione possono intervenire nell’impedire il successo di una procreazione medicalmente assistita.

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