Elena ha 39 anni, e finalmente ha acquistato la speranza di diventare mamma (2a parte)

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Schermata-2015-09-07-alle-16.38.27La nostra prima esperienza è stata un’enorme delusione. I primi tentativi di stimolazione sono andati a vuoto. La gravidanza non arrivava. Io mi stavo spegnendo nell’amarezza di quel test che, ogni volta, dava esito negativo. Certo, un conto è sapere che sei in una situazione in cui può succedere. Un altro è trovarsi dinanzi un muro ogni volta che si fa un tentativo. Ero intrappolata in una situazione in cui mi sentivo in gioco, messa in discussione, fragile.

Abbiamo deciso di fermarci per un anno. Di non fare nulla: basta analisi, controlli, visite. Un anno per riprendere il respiro e decidere. Forse, semplicemente, era vero: non sarei mai diventata madre.

Da un lato, dentro di me sentivo il peso di una sentenza che sembrava si stesse avverando. Dall’altro, non riuscivo a non alimentare una piccola e debole fiamma di speranza, quella che ogni donna che spera di diventare madre non abbandona mai, fino alla fine del cammino.

Il mio, di cammino, non era ancora finito. E una debole fiamma è diventata una luce quando, dopo un anno di pensieri, rompicapi, momenti di sconforto e tristezza, abbiamo deciso di cominciare nuovamente il percorso di fecondazione assistita. Reduci da un’esperienza negativa, ancora oggi non so in quale parte di noi abbiamo raccolto le energie necessarie a ricominciare.

Non so trovare le parole per descrivere quello che ho provato quando, dopo il primo ciclo di fivet, quel maledetto test di gravidanza stavolta diceva che ero incinta. Era presto per festeggiare, certo, mancava una serie di analisi, il superamento del delicato ostacolo dei primi tre mesi. Io stessa ero incredula, al punto che talvolta mi sembrava che stesse succedendo a qualcun altro e non a me. Invece stava davvero succedendo a me. Passi lievi, uno dopo l’altro, e così sono arrivata a superare i tre mesi, tutte le analisi, ad arrivare al momento tanto atteso. Ogni mese il mio sorriso diventava più largo, i miei occhi più splendenti. Mario è nato otto mesi fa. Quando lo stringo a me, penso che un giorno vorrei raccontargli la mia storia. La nostra storia.

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