Eterolga: mancano i donatori, le regioni guardano alle banche estere

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sperm_zygot-1024x729Il 9 aprile 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Alla sentenza è seguita, dopo alcuni mesi, la stesura delle Linee guida, elaborate dalla Conferenza delle Regioni. Tra le regole previste ce n’è una sulla selezione degli ovociti: i donatori devono avere un’età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 per i maschi. Le femmine devono trovarsi tra i 20 e i 35 anni. È stata ammessa la scelta delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore (ad esempio il colore di occhi e capelli), mentre è vietato il “pagamento” (sono previsti al massimo dei rimborsi per i giorni di lavoro persi). La coppia che ha già avuto un figlio da fecondazione eterologa potrà averne altri dallo stesso donatore. A distanza di oltre un anno dalla sentenza, però, dalla regioni Toscana e Friuli Venezia Giulia arriva l’allarme: mancano gli ovociti ed è necessario ricorrere all’estero per l’acquisto.

La donazione stenta a decollare

Per quanto concerne le altre regioni italiane, la situazione appare in fase di stallo completo. In Italia, infatti, la fecondazione assistita tramite gameti esterni alla coppia, benché non più vietata dalla Legge 40, stenta ancora a decollare proprio a causa dell’assenza di donatrici. Questo fenomeno condiziona in particolare i centri pubblici, fermi al palo, mentre per quanto riguarda le strutture private si ricorre all’acquisto di gameti da banche estere.

Il parere dell’esperto

Al Dott. Scotto chiediamo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, quali possano essere i passi successivi per fare in modo che si affermi una nuova cultura della donazione degli ovuli.
“In questa fase, che segue di oltre un anno la decisione della Consulta a favore dell’eterologa, i centri privati stanno dimostrando di essere al passo con l’innovazione e con la necessità di sensibilizzare ed informare i potenziali donatori. Dobbiamo continuare su questa strada, diffondendo una nuova cultura, maggiormente aperta al ricorso all’eterologa, anche attraverso open days nei quali spiegare in maniera chiara che si tratta di un processo sicuro e indolore che ha come unico scopo quello di aiutare le coppie con problemi di fertilità ad avere un bambino”.

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