Fecondazione assistita: storia e pensieri di una nonna (1a parte)

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abuela-e-hijaDa madre, non sempre è stato semplice guardare mia figlia combattere per avere un bambino. Da quando Renata si è sposata con Francesco l’ho sempre immaginata felice con un bambino tra le braccia. Di conseguenza ho immaginato me stessa per la prima volta nel ruolo di nonna. Qualcosa di difficilmente immaginabile: se puoi provare a sentire quello che per tutta la vita ti legherà ad un figlio già mentre lo hai in grembo, immaginare il tuo legame con un nipote è qualcosa su cui è stato bello fantasticare per tanto tempo. Immaginare di essere un punto fermo per sua madre e suo padre, riuscire a vedere ad occhi aperti quel piccolo fagottino che un giorno avrei portato al parco o avrei tenuto a casa con me nei pomeriggi dopo la scuola, in attesa del ritorno da lavoro dei suoi genitori.

Ricordo il giorno delle loro nozze. Dopo un lungo fidanzamento, Renata ne era sicurissima: “avremo presto un bambino”. Perché avrei dovuto dubitare di questo felice ottimismo? Ne ero sicura anche io con tutta la fiducia che una madre ripone nella felicità della propria figlia.

Purtroppo quel “presto” si è trasformato quasi subito in un percorso fatto di incertezze e dubbi.

Eppure noi ci stiamo provando, cosa c’è che non va?”. Quante volte ho sentito dire a mia figlia, nel momento delle confidenze, questa frase, mentre nervosamente si toccava la fede e vedevo le sue certezze perdersi nel suo sguardo e nelle sue parole. Perché il figlio che Renata e Francesco desideravano stringere “subito” tra le braccia proprio non arrivava.

Da madre che assiste al crescere dell’ansia di una figlia alle prese con il progetto più importante della propria vita, ho cercato di stringerle forte la mano e dirle in quella stretta: “stai tranquilla, figlia mia, l’ansia è la peggiore alleata che puoi cercarti”. Eppure, adesso, dopo molto tempo, ho capito che, di fronte ad un figlio tanto desiderato che però non arriva, è riduttivo suggerire di non farsi prendere dall’ansia e soprattutto inutile.

Se potessi tornare indietro, con il sorriso sulle labbra e tutta la calma del mondo, prenderei la mano di mia figlia e le direi serenamente di parlare subito con il suo medico in tutta tranquillità. Uscire infatti dal circolo vizioso di parenti e amici che si limitano a consigliarti di “stare tranquilla”, e ascoltare il tuo medico di fiducia che ti spiega come stanno realmente le cose, credo elimini un bel po’ del dispiacere che i tentativi andati a vuoto di avere un bambino portano spesso con sé.

Sono felice però del fatto che mia figlia e suo marito a questo punto ci siano arrivati da soli, nella loro più completa armonia di coppia, decidendo di andare a fondo. “Il mio ginecologo mi ha prescritto una prima serie di esami per capire”, mi disse Renata, rasserenata, un pomeriggio. “Vogliamo andare avanti, cercare di comprendere, e mettere al mondo un bambino se necessario ricorrendo a tecniche di fecondazione assistita”…. CONTINUA

 

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