Fecondazione assistita: Tre genitori per un bebè sano

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procreazione assistitaAvere un figlio sano, non è quello che desidera ogni genitore? E se per far sì che ciò avvenga, si dovesse ricorrere alla fecondazione assistita? E, ancora, se per garantire una vita felice e in salute al nascituro o alla nascitura, fosse indispensabile l’aiuto di una terza persona? Tre domande con un evidente grado di difficoltà crescente alle quali l’opinione pubblica inglese, sollecitata dall’Autorità per la fecondazione umana ed embriologica britannica, avrà modo di rispondere fino al prossimo dicembre.

Mamma, mi passi il DNA mitocondriale?
Al momento della procreazione il 99,8% del patrimonio genetico DNA del feto viene generato da un mix del DNA dei due genitori. Il restante 0.2% proviene dal DNA mitocondriale che proviene solo della madre. Anche se la percentuale di informazioni è molto piccola, i 37 geni che che si trovano nei mitocondri, piccoli organuli cellulari presenti nel citoplasma e che servono alla cellula per “respirare”, portando informazioni errate, possono causare danni piuttosto gravi ai muscoli, al cuore o al cervello.

Quando Il terzo incomodo fa comodo.
Perciò per evitare al minimo il rischio di malattie come l’atassia o la distrofia muscolare, che colpisce un bambino inglese su 6.500, potrebbe essere ‘salutare’ trasferire il fuso materno in un altro ovocita dotato di mitocondri sani. In questo caso il bebè nascerebbe di fatto con il patrimonio genetico di tre persone e con ottime probabilità di essere al riparo da malattie che sareberro un vero flagello per lui e per tutta la famiglia.

C’era una volta il trapianto citoplasmatico.
Anche se in forma differente, però, già esiste una tecnica simile che attualmente viene praticata. Per saperne di più abbiamo chiesto al Dottor Antonio Scotto, direttore de Centro di Fecondazione Assistita e studio e terapia della coppia infertile un parere.
“Fondamentalmente” – ci dice il dottor Scotto “questa tecnica potrebbe essere un’evoluzione di una terapia che già da diverso tempo io e i miei colleghi all’estero, con il CIFE già pratichiamo, ovvero il trapianto di citoplasma. In questo caso la differenza è che nella tecnica proposta dalla HFEA inglese si trasferisce il nucleo della cellula materna originaria in un ovocita altro, mentre con il trapianto citoplasmatico avviene il contrario, ovvero, si estrae il citoplasma da un ovocita sano e lo si trasferisce in quello di un ovulo non particolarmente vitale. Naturalmente gli intenti di base sono differenti (per chi vuole approfondire l’argomento può leggere questo articolo), ma ciò non esclude che anche in questo caso una parte del materiale genetico della donatrice passi al feto, quindi, non credo di sbagliare nell’affermare che è già da tempo che abbiamo figli con tre genitori.”

Dilemma Aml…Etico.
In Italia già quando si parla di fecondazione eterologa in molti storcono il naso, per non parlare poi dei rischi di eugenetica che vengono fuori quando si parla di analisi preimpianto. Figuriamoci cosa accederebbe se si dovesse discutere del fatto che potrebbe non bastare più una coppia di due persone per mettere al mondo un figlio sano, ma che ce ne vorrebbero tre e, nello specifico, due madri e un padre. Purtroppo poter affrontare un dibattito pubblico su questi argomenti nella nostra Nazione ancora non è possibile. Eppure il fatto che una delle nazioni dell’Unione Europea, come l’Inghilterra, si stia impegnando così tanto sul fronte della procreazione medicalmente assistita, garantendo anche alle coppie gay di procreare grazie alla fecondazione eterologa fino ad arrivare ad aprire un dibattito a viso aperto con l’opinione pubblica, su un argomento così delicato come questo, dovrebbe dar da pensare a coloro che in Italia hanno nelle mani il pallino della Sanità.

 

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