Fecondazione assistita: una storia a lieto fine (2a parte)

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p1000136Qui inizia la seconda parte del mio viaggio, quella che ritengo la più dolorosa, perché costellata di momenti difficili. Paolo ed io abbiamo deciso di affidarci ad un percorso di fecondazione in vitro: anche facendo così, in ogni caso, sapevamo che le chance di concepire non erano alte. Lo dirò subito il mio percorso, essendo già di base condizionato da una situazione di partenza difficile, è stato pieno di difficoltà.

La prima volta che sono rimasta incinta, ho perso il mio bambino dopo poche settimane. Ho imparato da quell’esperienza il dolore della perdita ma anche la sensazione di “sentire” quella piccola, minuscola vita nella mia pancia, sentirla vivere, e sentirla andare via.

La seconda volta ho vissuto l’esperienza con maggiori speranze e quindi anche con maggiore delusione quando il debole battito cardiaco del mio bambino si è spento dentro di me. Alla fine, quando ho dovuto nuovamente rinunciare a questo sogno, ero sfinita, arrabbiata, senza forze. Ho comunque continuato sempre ad andare avanti, nonostante, in tutta onestà, dentro di me non sentivo più quella voce che, sempre più debolmente, mi spingeva ad andare avanti.

La terza volta è stata la peggiore. Era la decima settimana, ho tenuto nascosto a tutti il fatto che fossi rimasta incinta, a parte mio marito. Ero consumata dal rivivere ogni volta daccapo tutto il processo di guarigione sia fisico che psicologico.

Dopo il terzo aborto ho detto “basta, fermiamoci qui”. Non volevo e non potevo più andare avanti. Il mio fisico e il mio animo avevano bisogno di una pausa.

Per un anno mi sono curata, rimessa in forze, ho pensato a me stessa, al mio benessere. Ho iniziato a scrivere per liberare la mente. Ritrovare umore e benessere era un elemento essenziale affinché Paolo ed io potessimo nuovamente pensare ad un tentativo con la fecondazione in vitro., Dopo l’esperienza precedente sentivo di essere abbastanza disillusa da sottopormi ad un nuovo tentativo.

Non avevo validi motivi di speranza però volevo provarci, forse un’ultima volta. Quando ho scoperto di essere rimasta incinta mi è sembrato solo il primo passo: del resto era accaduto altre volte ed era sempre andata male. 

Sì mio figlio è nato, Renato, ce l’ha fatta, quando più nessuno attorno a noi, e forse noi per primi, credevamo che sarebbe stato possibile. E anche se è venuto al mondo un po’ prima di quanto necessario, quando lo guardiamo, forte e pieno di vita, vediamo in lui la fine di tutte le nostre battaglie e l’approdo felice della nostra vita.

 

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