Fecondazione eterologa: il punto di vista di un uomo (2a parte)

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yeeeeeNon sapevo davvero cosa aspettarmi, dentro di me una voce mi diceva che concepire un figlio in un modo così asettico non era realmente la stessa cosa che provavano gli altri uomini diventati genitori in modo naturale. Una parte di me si protendeva verso Manuela, per starle vicino, aiutarla e sostenere il nostro progetto familiare. Un’altra parte di me, però, era piena di dubbi, forse nemmeno comprendeva bene a cosa stessimo andando incontro.

In effetti a quella decisione sono seguiti anni dolorosi e difficili. Ben cinque, all’insegna di numerosi tentativi andati a vuoto. Sullo sfondo, vedevo Manuela salire su una vera e propria altalena emotiva: nella nostra vita, ogni volta che un tentativo non andava in porto, si alternavano, come in un folle miscuglio emotivo, ansia, gioia, speranza, ottimismo, delusione, pessimismo, di nuovo attesa, quando tutto ricominciava.

In cinque anni, abbiamo vissuto di tutto: cicli conclusi senza gravidanze, falsi allarme, un aborto alla dodicesima settimana.

Un giorno di questi cinque anni lo ricordo particolarmente bene. Di nuovo Manuela aveva saputo dai test sul sangue che non era rimasta incinta. Era estate, faceva caldo, la città iniziava a chiudere per ferie. Ci siamo guardati negli occhi e, senza parlare, ci siamo chiesti cosa fare, in maniera silenziosa ma complice. Gli anni ci avevano segnato, troppe speranze andate perse, troppa sofferenza che non si sa dove mettere, dove canalizzare. Decidemmo di non fare nulla, “andiamo in vacanza, al mare, ci rilasseremo e a settembre, al ritorno, decideremo cosa fare questa volta”. Così facemmo. Partimmo per una località di mare che entrambi amavamo, lasciammo il pensiero della sterilità in città, incatenato alle altre preoccupazioni, per cercare la leggerezza che non trovavamo più.

Quando a settembre tornammo, Manuela,a seguito di un ritardo provò, quasi per gioco a fare un test. Quando scoprì di essere incinta eravamo totalmente increduli. Dopo aver guardato e riguardato il test, scioccati come non mai, siamo rimasti in silenzio per un periodo che a me oggi sembra lunghissimo. Probabilmente furono solo pochi minuti. Aspettavamo un figlio, ed era arrivato all’improvviso. Dopo cinque anni di tentativi e sette anni di matrimonio.

Le sorprese per noi, però, non erano finite. Nel grembo di Manuela, infatti, non stava crescendo un solo bimbo, ma ben due. Le nostre gemelle, Irene e Ilaria, che dopo nove mesi sono venute al mondo, di fronte ai nostri occhi ancora pieni di stupore. Ancora oggi, quando le guardiamo crescere insieme, giorno dopo giorno, una vicina all’altra, ci sembra quasi di non riuscire a spiegarci come, alla fine, anche per noi sia arrivata la felicità che abbiamo così a lungo atteso.

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