Scoperta eccezionale! in futuro anche gli ovuli piccoli saranno utilizzabili nella fecondazione assistita

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Fecondazione in vitroNel 2009 si stima che in Europa siano state effettuate 500.000 fertilizzazioni in vitro (FIVET). Anche se questa tecnica è praticata da decenni il successo non è garantito e si deve attendere e a lungo prima di riprovare. Per questo, nel mondo della ricerca sulla procreazione medicalmente assistita, c’è sempre stato un grosso impegno per aumentare in modo sostanziale la possibilità di avere una gravidanza praticando la fivet ed oggi forse siamo arrivati a una svolta epocale, grazie ai Ricercatori dell’Università di Göteborg, che hanno scoperto come portare a maturazione piccoli ovuli ancora non maturi.

Piccoli ma buoni
Le pazienti che si sono sottoposte a una cura per il cancro in conseguenza di radio e chemioterapia, vedono seriamente compromesse le loro possibilità di procreare. Per questo, ma anche per altri motivi di carattere personale, sono sempre di più le donne che ricorrono al congelamento degli ovuli, argomento di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo. Ma in un immediato futuro, se i promettenti risultati dell’equipe guidata dal professor Kiu Liu saranno confermati, sarà possibile portare a maturazione i piccoli ovuli presenti in fette di tessuto ovarico, anche se sottoposto alla crioconservazione. Nelle ricerche condotte sui topi, usando inibitori del gene oncosoppressore PTEN, alcuni ovuli immaturi sono stati attivati, dando vita a cinque individui.
Speranze congelate
“Questa tecnica e gli sudi per professor Kui Liu e del suo team sono estremamente preziosi per le donne che riescono a produrre solo ovuli piccoli e che ad oggi sono inutilizzabili nella Fecondazione In Vitro” ha dichiarato il dottor Antonio Scotto, direttore del Centro di Fecondazione Assistita per lo studio e la terapia delle coppie inferiti, con sedi a Roma, Napoli e Termoli.A rendere ancora più incoraggianti i risultati è che i giovani topi sono nati fertili e non mostrano sintomi di malattie croniche all’età di 15 mesi, che equivale a 70 anni di un essere umano.”Prima dell’applicazione di questa tecnica, dopo le classiche verifiche  della comunità scientifica” continua il dottor Scotto, “ci vorranno dai cinque ai dieci anni. Ma chi adesso ha la possibilità di preservare fette di tessuto ovarico, grazie alle nuove tecniche di crioconservazione, può conservare davvero la speranza”.

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