Gemma e Alessandro: una favola con un lieto fine ancora da scrivere (1a parte)

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coppia-bacio-fronteMi chiamo Gemma, ho trentasette anni, lavoro come impiegata. Sono sposata da dodici anni con Alessandro. Lui fa l’ingegnere e per seguire le sue necessità professionali abbiamo cambiato città poco dopo esserci sposati. Il nostro rapporto è sempre stato sereno, sia quando eravamo giovani fidanzati che dopo le nozze e tutti i cambiamenti che ne sono conseguiti.

Dopo esserci stabilizzati in una nuova città, con dei nuovi obiettivi e inediti percorsi professionali per entrambi, cosa c’era di più naturale che iniziare a progettare, ma per meglio dire sognare, un bambino. Sì perché per me, naturalmente portata a una visione ottimistica della vita, a guardare con fiducia al futuro per inclinazione caratteriale, un bambino non era un “progetto”, ma un sogno, al quale ambire con entusiasmo e serenità. Ottimismo, positività, un atteggiamento rilassato che, facendo parte della mia indole, ho cercato di mantenere costantemente anche quando, tentativo dopo tentativo, ogni volta il test di gravidanza mi deludeva. “Non sono incinta neppure stavolta”, ripetevo tra me e me, facendo attenzione al fatto che quel “neppure stavolta” piano piano si stava ammantando di una nota malinconica.

Ho incominciato ad avere dei dubbi: “e se non riuscissimo per vie naturali? Se ci fosse qualcosa che non va?”. Ho cercato il conforto degli amici più intimi, raccontando le mie ansie ma ricevendo in cambio quasi sempre lo stesso tipo di rassicurazione. “Cerca di rimanere serena”, “se ti farai prendere dall’ansia questo bambino non arriverà mai”. Mi sono chiesta come fosse possibile rimanere completamente immersa in una sensazione di sospensione, in cui desideri che si realizzi un’aspirazione che però non arriva a compimento. Come ci si può fermare e arrestare il battito del cuore che accelera quando pensi a tutto il percorso che non giunge mai a destinazione? [Continua…]

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