Salvare gli ovuli malati! L’Università dell’Oregon scopre una nuova prospettiva terapeutica.

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Trasferimento del nucleo da un ovocita malato a uno sanoNell’Oregon Health and Sience University è stata sviluppata una nuova tecnica di procreazione medicalmente assistita che consiste nel trasferimento del DNA da un ovulo malato a un ovulo sano prima di essere fecondato. Questo metodo potrebbe evitare la trasmissione dalla madre al feto di malattie dovute alle mutazioni del DNA mitocondriale.

DNA mitocondriale e alterazioni genetiche.
I mitocondri sono organelli cellulari che si trovano nel citoplasma, esternamente alla cellula uovo, ma sono fondamentali per la loro funzione metabolica. Spesso vengono indicati anche come “centrali energetiche”, perché producono l’energia necessaria per cellule, tessuti e organi, e sono dotati di un Dna proprio, detto anche mtDNA, che tuttavia può essere difettoso. In alcuni casi queste alterazioni mitocondriali possono essere ereditate dal feto, provocando malattie di tipo genetico anche piuttosto gravi, che vanno dalla sordità a problemi neurologici.

Il nucleo del problema.
Nell’Oregon Health and Sience University, i ricercatori americani sono riusciti a trasferire con successo il nucleo da un ovocita malato ad uno sano al quale era stato precedentemente asportato il nucleo e che quindi conservava solo il DNA mitocondriale (mtDNA) privo di difetti. Questa operazione è stata fatta prima di procedere alla fecondazione degli ovuli. I test condotti su di un campione 106 cellule uovo, condotte fino allo stadio di staminali embrionali, hanno permesso di dimostrare che il tasso di fecondazione tra le cellule “trapiantate” e quelle di controllo non variava. “Il tasso di successo che abbiamo ottenuto era del tutto simile a quello di ovuli non trattati”, spiegano i ricercatori che avevano già condotto una ricerca su ovuli di scimmia congelati da cui è nato un esemplare sano, Chrysta. Per quanto riguarda l’applicazione della metodica sugli esseri umani è ci vorrà molto tempo, perché come ammettono i ricercatori “serviranno ulteriori approfondimenti per verificare la sicurezza della procedura”.

In un futuro vicino…
Dopo la pubblicazione di questa ricerca sull’ultimo numero di Nature, abbiamo chiesto il parere del Dottor Antonio Scotto, direttore del “Centro di Fecondazione Assistita, per la cura e la terapia della coppia infertile”, che ha commentato la notizia dicendo – “Perché una tecnica possa essere applicata con successo ci vuole il vaglio di diversi team di ricerca, per garantire soprattutto che a seguito del trattamento non ci siano problemi di salute per il bambino o per la donna. La ricerca ha tempi lunghi, ma grazie a nuove tecniche e tecnologie, anche questi tempi si sono considerevolmente ridotti, rispetto a quelli del passato, si pensi solo a quanto è facile condividere grandi moli di dati grazie a Internet! In ogni caso la speranza di avere un figlio tra qualche tempo, avrà una nuova freccia nella faretra da scagliare contro i nemici naturali di chi desidera avere una famiglia.”

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