Mamma single: quando il desiderio di un figlio supera le difficoltà della vita (1a parte)

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mamma singleSedici anni di matrimonio. Quarant’anni di età. Sembrano solo numeri, dati, sintesi brutali. Sono invece due spartiacque della mia vita.

Mi chiamo Alessandra, sono una traduttrice ed interprete. Poco prima che compissi quarant’anni, mio marito ed io abbiamo deciso di separare le nostre strade. La motivazione sembra semplice quanto brutale: lui non voleva avere figli. Ebbene sì, dopo ben sedici anni di vita in comune, di battaglie, sfide vinte e perse, di amore incondizionato, stanchezza, delusioni, gioie piccole e grandi. Un bel giorno, in salotto, alla fine di una giornata vuota ed estenuante come tante altre, che non sembrava portare con sé niente di speciale e nuovo, eccolo lì che me lo dice chiaramente, finalmente, una volta per tutte. “Sono deciso, non cambierò idea. Figli non ne voglio”.

Non era la prima volta che affrontavamo l’argomento e non era la prima volta che, nell’aria, sentivo incombere su di me questa decisione che mi appariva irrevocabile, rocciosa, come una sentenza.

Valerio ed io ci siamo conosciuti per motivi di lavoro: io ero stata assunta come interprete per un convegno e lui lavorava lì come tecnico del suono. Il convegno durava tre giorni, durante i quali facemmo amicizia e ci promettemmo di rivederci per una birra insieme. In realtà, appena finì il lavoro e rientrai nella routine di tutti i giorni, mi ritrovai letteralmente tempestata di sms e telefonate. Mi fece una corte sfrenata per mesi e dopo nemmeno un anno e mezzo di fidanzamento ci sposammo. Una festa di pomeriggio, in un chiostro, con i nostri amici più cari. Avevo 27 anni.

I nostri anni insieme, da marito e moglie, non sono mai stati facili. Pur legati da molti interessi, da amore e amicizia, è come se da subito tra noi si fosse creata un’aspettativa insoddisfatta sul tema “figli”: io che ero naturalmente e istintivamente sicura che prima o poi avremmo allargato la famiglia. Lui che, nei suoi silenzi, invece nascondeva dubbi, paure, esitazioni talvolta manifestate come stati d’animo del momento, attimi passeggeri. Così non ho mai voluto vedere né dare peso alla sua scarsa convinzione rispetto all’obiettivo di diventare padre. Sono andata avanti ciecamente pensando che, magari, prima o poi la natura avrebbe fatto scoccare la sua freccia e, trovandoci nella situazione, tutto si sarebbe sistemato. Ora mi rendo conto di aver sbagliato a non prendere di petto la situazione, affrontando mio marito a viso aperto. Allora, invece, avevo paura che arrivassimo a una rottura, ero terrorizzata dal fatto di rimanere da sola, senza di lui, di ricominciare da capo, dopo una separazione.

Il nastro oggi mi sembra andare avanti veloce, mentre sei, sette, otto anni passano come un giorno, fino al momento in cui mio marito mi dice che no, non tornerà indietro, che figli non ne avremo, che se sento il bisogno di diventare madre sarà un nodo che dovrò sciogliere da sola.

Sedici anni insieme messi in una scatola. Ho fatto le valigie e me ne sono andata. Sentirmi dire che lui non avrebbe mai voluto mettere al mondo un figlio con me, in quella maniera così brutale, non inaspettata, eppure ugualmente crudele, mi ha fatto improvvisamente trovare quella forza che non riuscivo a canalizzare, fino a quel momento. Sono stata travolta dalla rabbia, dall’adrenalina, dalla determinazione. Me ne sono andata, senza guardare più indietro, per non sentire il dolore di quella porta che si chiudeva dietro le mie spalle. Mentre me ne andavo,

Tutto sommato è così che inizia la mia storia.[Continua…]

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