Mamma single: quando il desiderio di un figlio supera le difficoltà della vita (2a parte)

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mamma singleQuello che è successo prima è servito a portarmi qui. A 42 anni, in un’altra città, di un’altra nazione, in attesa di diventare madre. Perché quel percorso, quell’obiettivo che, mentre scendevo per l’ultima volta le scale di quella che era stata la mia casa da donna sposata, mi ero data da sola, io ho deciso di portarlo a completamento.

L’inizio non è stato facile. Superare i dubbi che un passo del genere portavano con sé, mentre sullo sfondo restavano le macerie del mio matrimonio. La mia determinazione, che ho finto di non vedere per troppi anni, e che invece mi bruciava dentro insieme con il desiderio di avere un bambino, mi ha portato a rompere il ghiaccio e a rivolgermi al mio medico per cercare di iniziare a capire quali erano le strade da percorrere per me.

Diventare una madre single significa tante cose: anzitutto sapere che dovrai affrontare tutto, ma proprio tutto, da sola. A cominciare dalla decisione, fino agli esami e alle visite mediche, per finire con i viaggi all’estero per realizzare il trattamento specialistico. Ma non solo. Devi affrontare la paura legata al fatto che sai che quel bambino che stai per mettere al mondo non avrà un padre e un giorno si farà delle domande. E che dovrai dargli il tuo cognome e passare oltre quando si tratterà dell’identità del padre. Anche le persone attorno a te, una volta che vedranno crescere la pancia, non si tireranno indietro dal curiosare. “Di chi è? Lo crescerai da sola?”. Sai, quindi, che, oltre agli aspetti più scontati, dovrai anche mettere un’armatura e, probabilmente, iniziare ad elaborare alcune versioni riguardo la tua gravidanza. Quella più vicina alla realtà per le persone più prossime, e una un po’ di fantasia, per colleghi e conoscenti. L’ultima cosa di cui ha bisogno una donna che sta per mettere al mondo un figlio da sola è sentirsi compatita, o peggio, giudicata. Quando la mente inizia a fare brutti scherzi e a crearmi agitazione, cerco di fermare l’agitazione respirando e dicendomi: “è la mia vita. Solo la mia. Non sono un’egoista, voglio solo mettere al mondo il mio bambino”.

Ho superato tutti questi dubbi, ci ho camminato in mezzo, come in una palude. Oggi sono qui, in questa stanza d’albergo, lontana dal mio Paese, in attesa di realizzare il trattamento dopo il quale spero di poter rimanere incinta e di diventare madre.

Una madre sola, di 42 anni, può suonare insolito, a qualcuno sembrerà sbagliato, altri approveranno la mia scelta. Semmai quel bambino dovesse arrivare tra le mie braccia, per essere davvero una buona madre, cercherò di non dimenticare da dove è iniziato il mio cammino.

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