Mamme over 40: fondamentale evitare rischi

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shutterstock_164864336La fecondazione eterologa è un grande passo in avanti per aiutare le coppie affette da sterilità ad avere un bambino e ad allargare la famiglia. Bisogna sempre considerare però che si tratta di un percorso  che va intrapreso con consapevolezza e nel rispetto di tutte le precauzioni necessarie a salvaguardare la salute di madre e bambino.

Negli ultimi anni, i mass media hanno rilanciato con grande clamore le storie di madri “celebri” che, ben oltre la soglia dei 40 anni, sono riuscite a mettere al mondo dei figli. Tuttavia il messaggio che si possa concepire a qualunque età può essere fuorviante.

 

Il limite dei 43 anni

Secondo i dati diffusi nel corso del meeting annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology, che si è tenuto a Lisbona, oltre i 43 anni è possibile procreare solo grazie alla fecondazione eterologa che prevede l’utilizzo degli ovociti di una donatrice. Il che significa che, purtroppo, anche con le tecniche di procreazione medicalmente assistita, oltre i 43 anni concepire comporta dei rischi. Recentemente, per sensibilizzare le coppie sul tema, attraverso il Piano nazionale per la fertilità, promosso dal ministero della Salute, si torna a sottolineare il concetto che con l’aumentare dell’età diminuiscono le possibilità di concepire.

 

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dott. Scotto un parere sulle precauzioni nel ricorso alla tecniche di fecondazione assistita oltre la soglia dei 43 anni.

 

“Naturalmente la fecondazione eterologa è una tecnica assolutamente sicura. Questo non toglie che concepire dopo i 40 anni non è la stessa cosa che concepire a 20. Portare avanti una gravidanza dopo i 40, anche con ovociti donati da donatori giovani, non offre garanzie, perché l’utero non ringiovanisce. C’è quindi un maggiore rischio di gestosi, ipertensione, parti pre-termine. Dobbiamo quindi agire sull’informazione e la sensibilizzazione che rappresentano le armi migliori per approcciare alla fecondazione eterologa e valutare eventuali rischi”. 

 

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