Non c’è bimbo che nasca senza l’aiuto di un’ostetrica (2a parte)

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I dolori di Antonella 11350938_454490984712043_270497282_nsi erano improvvisamente calmati, ma il monitoraggio rilevava contrazioni piuttosto decise e costanti. Infatti dopo poco le comunico la notizia che si trovava ormai in pieno travaglio, mentre la guardavo resistere tutto sommato bene all’aumentare del dolore. Mi pareva che le cose andassero piuttosto rapidamente per Antonella e infatti, poche ore dopo, si intravedeva la testa di una piccola creatura ed eravamo in sala travaglio. Non ricordo più quanti massaggi alla schiena le ho fatto per cercare, tra una battuta e l’altra, di rilassare, nel corpo e nella mente, quella donna che si preparava a diventare madre.  “Ora comincia la parte in cui devi essere molto forte e coraggiosa e aiutarci”, le dicevo quando eravamo ormai alle spinte necessarie per far venire al mondo il bambino: è il momento più complesso. Antonella era sfiancata dal travaglio, sebbene piuttosto rapido, e affaticata dal dolore crescente delle spinte.

Intorno alle venti, dopo aver provocato la rottura delle membrane per aiutare Antonella nella fase di espulsione, ecco le ultime spinte. “E’ nato, è un bambino, sei stata bravissima”. Come un piccolo pesce che affiora dall’acqua per vedere cosa c’è sopra, Michele era finalmente sbucato e venuto al mondo.

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