Non c’è bimbo che nasca senza l’aiuto di un’ostetrica (1a parte)

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11350938_454490984712043_270497282_nIl mio lavoro è anche la mia passione. Aiuto le donne far venire alla luce i propri figli. Mi chiamo Enrica e faccio l’ostetrica da dieci anni.

Il mio compito è quello di aiutare le future mamme, assistendo al parto, con un lavoro che però comincia tanto prima. Come quello iniziato con una coppia che mi è rimasta dentro, Alberto e Antonella.

Quando li ho conosciuti, Antonella aveva da poco scoperto di essere rimasta incinta. Erano anni che provavano ad avere un figlio e questo bambino non arrivava davvero mai. Una storia che ho sentito raccontare molte volte alle coppie che ho seguito: nel momento in cui arrivano da me, il miracolo che tanto aspettavano è già successo e quindi trovo i futuri genitori sollevati e increduli della notizia appena appresa, dopo mesi, a volte anni, di tentativi infruttuosi.

Era stato così anche per Antonella e Alberto. Lei era riuscita a rimanere incinta dopo tre anni, grazie al ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Quando ho iniziato a seguire la gravidanza di Antonella mi sono subito resa conto del grande fardello che sia lei che suo marito si erano tolti dalle spalle dopo aver appreso della riuscita dell’ultimo ciclo di fivet.

Assistere al momento del parto, massaggiare la schiena della futura mamma per alleviare il dolore e le tensioni, incoraggiare il papà, supportare tutto lo staff medico rappresentano sicuramente i momenti più importanti del mio lavoro. Però è quello che comincia mesi prima del parto la parte del mio lavoro che mi tocca maggiormente: entrare in contatto emotivo con la futura madre, essere presente nelle vite di persone che si preparano a diventare genitori, costruire con loro il percorso fino al parto.
Avverto in loro una euforia speciale nel percorso che porta alla nascita, ma anche la consapevolezza della gratitudine e un filo di stupore.Posso dire che, in un certo senso, avviene lo stesso per il momento del parto: quando il piccolo viene alla luce si è concluso un percorso di confidenze e vicinanza cominciato spesso molte, molte ore prima.

Quando Antonella mi chiamò perché erano cominciati i dolori che l’avevano spinta, valigia in mano e compagno al suo fianco, dritta nella struttura in cui avrebbe messo al mondo il suo bambino, era primo pomeriggio [Continua…]

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