Ovuli congelati per le lavoratrici, pagano Facebook e Apple

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pregnant womanFacebook e Apple, i giganti della Silicon Valley, pagheranno i procedimenti per consentire alle proprie dipendenti, che temono di non avere tempo a sufficienza per la maternità, di congelare gli ovuli qualora decidessero, in futuro, di fare un figlio.

Una decisione che ha fatto discutere perché se da un lato potrebbe sembrare una decisione di impatto che vuole favorire le lavoratrici conciliando il loro desiderio di maternità con la carriera, dall’altro c’è chi si chiede se questa sia la soluzione e se non sarebbe stato più semplice investire in sistemi di sostegno alle madri lavoratrici.

QUALI GARANZIE?
Sebbene siano in aumento le percentuali di nascite da ovuli congelati, la crioconservazione non garantisce al 100% la riuscita. Addirittura si consiglia di congelare almeno 20 ovuli, procedimento che ha costi elevatissimi: si parla di circa 10mila dollari per l’intervento e di 500 dollari all’anno per la conservazione degli ovuli. Stando a quello che hanno dichiarato i due colossi, sarebbero disposti a coprire spese fino a 20mila dollari e la Apple avrebbe inserito nel progetto anche le lavoratrici part-time.

“La scelta di ricorrere alla fecondazione assistita dovrebbe essere legata principalmente all’impossibilità di avere un figlio per motivi di salute, non dovrebbe diventare un escamotage per lavorare di più o per ritardare la maternità”, ha dichiarato il dottor Antonio Scotto, direttore del Centro per lo studio e la terapia dell’infertilità di coppia.

“D’altra parte, anche quando ricorriamo alle tecniche di fecondazione assistita preferiamo utilizzare ovuli che non siano stati sottoposti a lunghi periodi di crioconservazione per avere maggiori possibilità di successo. Il rischio, in questi casi, è che si perda di vista che la fecondazione artificiale sia prima di tutto una cura per l’infertilità”, conclude.

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