Procreazione assistita con tre genitori: quali sono i rischi?

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ivf-620x349Nel Regno Unito, a partire 2015, i bambini nati grazie alla fivet, potrebbero essere geneticamente modificati, ed avere tre genitori, invece di due. Questa tecnica, che a livello bioetico ha già innescato una serie di discussioni sul fatto che fosse più o meno opportuna, oltre a quelle sulle sue conseguenze sociali possibili, viene ora messa all’indice da uno studio che ipotizza che i bambini nati seguendo questo protocollo, potrebbero avere problemi di apprendimento, caratteriali e di fertilità.

Una carica di energia per l’ovulo.
Questa tecnica, con la quale si sostituiscono i mitocondri, che in sintesi hanno come principale funzione quella di dare energia alla cellula, è indicata come “mitochondria replacement” o MR. Ora uno studio della University of Sheffield in collaborazione con altri atenei, punta il dito contro i possibili rischi per la salute dei bebè, anche se va detto che questa tecnica, per gli aspetti puramente genetici, è molto vicina al “trapianto citoplasmatico”, che si pratica ormai da parecchi anni e senza problemi di sorta.

Per evitare le patologie mitocondriali.
Le malattie che nascono dai mitocondri sono a carattere ereditario e causate dall’alterazione del funzionamento dei mitocondri. Nei nascituri queste patologie possono manifestarsi con una grave anemia o con disfunzioni cardiache, renali o pancreatiche. Durante l’’infanzia possono causare la riduzione o lo stop della crescita, sordità e cecità. Queste malattie possono essere trasmesse al bambino soltanto dalla madre, poiché al momento della fecondazione l’embrione riceve tutta la sua provvista mitocondriale dall’ovocita della madre. Ed è proprio per questo motivo che da tempo viene sperimentata la tecnica del “mitochondria replacement” detta anche a tre genitori. In sintesi il nucleo dell’ovulo fecondato della madre viene trasferito a quello non fecondato di una donatrice, che in precedenza viene privato del nucleo. Con questa tecnica, il neonato avrà il 99,8 per cento di Dna proveniente dei genitori e uno 0,2 per cento derivato della donatrice selezionata, che possa garantire che non insorgeranno derivate da mitocondri “mal funzionanti”.

E il rischio dov’è?
Secondo i ricercatori delle Università di Sheffield, Sussex e dell’australiana Monash, i problemi potrebbero sorgere da una bassa compatibilità tra il Dna mitocondriale della donatrice e quello dei genitori. Alla luce degli esperimenti condotti sul moscerino della frutta, i gruppi di ricerca sostengono che la combinazione genetica di due Dna incompatibili, porterebbe a problemi comportamentali, di apprendimento, di fertilità o di crescita, nel corso dello sviluppo del bebè. «Non c’è bisogno di fare una campagna mediatica preventiva contro questa tecnica – ha dichiarato il Dottor Antonio Scotto del Centro di Fecondazione Assistita – anche perché basta sviluppare un buon protocollo di selezione a monte, per evitare questo ed altri problemi. Però va dato il merito a questa ricerca di aver messo in evidenza alcune criticità che, in ogni caso sono assolutamente risolvibili».

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