Roberta: ha detto si alla maternità anche dopo i 40 anni (1a parte)

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article-2553499-1B30C48100000578-189_634x377Mi dicevano che dopo i 40 anni le possibilità di concepire un bambino erano risibili. Che non ce l’avrei mai fatta, che ero persino egoista a desiderarlo ancora, nonostante la mia età.
Mi chiamo Roberta, ho superato abbondantemente i 40, sono sposata con un uomo sensibilmente più giovane e ho cercato di avere un bambino per diversi anni.

La mia storia non è poi così particolare. Fino ai 35 anni ho vissuto la mia vita in maniera indipendente, autonoma, concentrata su me stessa, sul mio lavoro nel settore marketing di un’importante azienda internazionale, sui viaggi di lavoro che spesso mi portavano in altri paesi e in altri continenti. Non avevo in mente situazioni diverse da relazioni che tutto sommato restavano confinate ad una dimensione estranea alla mia vita e al mio vissuto più profondo. Quando iniziavo a frequentare un uomo, a differenza di molte mie coetanee, io non pensavo a come sarebbe stato nella mia vita, a un’eventuale convivenza, ma al contrario, pensavo a come tenerlo tutto sommato fuori dal mio quotidiano. Vivendo lontano dalla mia famiglia, se non altro, non sentivo su di me neppure alcun tipo di pressione. Nessuna mamma o zia ad ammonirmi che il tempo passava e che avrei dovuto pensare a sistemarmi con un bravo ragazzo e a mettere su famiglia. Io non ci pensavo, né era un mio desiderio. Allora mi sembrava di vivere per me stessa e di godere di ogni opportunità che il lavoro e le esperienze mi mettevano davanti agli occhi. Poi ho conosciuto quello che è diventato il mio compagno e mio marito. Un uomo di otto anni più giovane, con interessi molto diversi dai miei, un carattere posato ma allegro, curioso. Ci siamo incastrati subito benissimo e nonostante molte mie amiche non ci prendessero sul serio, un po’ per la differenza di età, un po’ perché ero sempre stata lo spirito indipendente del gruppo, quella che di sistemarsi non se ne parlava proprio, siamo andati a vivere insieme dopo nemmeno un anno di frequentazione.

In quel momento, è successo un evento inatteso: da un giorno all’altro ho perso il lavoro e ho dovuto registrare nuovamente ogni priorità. Il lavoro, fino a quel momento, era stata una grande parte della mia vita. L’aspetto caratterizzante le mie giornate: mi piaceva, mi divertiva, mi definiva. Forse troppo. Questo l’ho capito nei mesi in cui, come una neolaureata, mi sono ritrovata a casa, ad aspettare che il mio uomo tornasse dall’ufficio, a spedire curriculum vitae e a consultare annunci di lavoro online.
È stato in quel momento che dentro di me si è fatta strada l’idea che nella mia vita potesse esserci spazio per altro. Così come avevo accettato nella mia vita il mio compagno e con lui il sentimento di condivisione di spazi e momenti insieme, così potevo iniziare ad avvicinarmi all’idea di avere, un giorno, un figlio. Certo, non avevo più vent’anni, e quel giorno avrebbe dovuto essere il più vicino possibile. Ma così invece non è stato.

Non mi vergogno di dire che mi sono serviti anni per assorbire il progetto della maternità e per sentirmi io stessa pronta a fare spazio ad una nuova vita che sarebbe dipesa da me per anni. Per molte donne questo passaggio avviene in maniera naturale, molte donne non hanno nemmeno bisogno di abituarsi all’idea. Lo sentono e basta. Io invece ho avuto la necessità di fermarmi e, se così si può dire, “digerire” l’idea e le sensazioni che questo passo portava con sé.

Quando ho aperto gli occhi e ho sentito dentro di me che sì, davvero, io volevo un figlio, mi ero ormai avvicinata ai quarant’anni [ Continua…]

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