Roberto: storia, a lieto fine, di un papà (1a parte)

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Mani di sposi con fediElena ed io ci siamo conosciuti all’ università. Entrambi appassionati di materie umanistiche, ma lei molto più brava di me: è riuscita a laurearsi senza andare fuori corso e con lode. Negli ultimi anni di università avevamo già deciso di andare a vivere insieme: anche se non avevamo grandi possibilità economiche era il nostro primo passo verso il progetto di una vita in comune. Progetto poi pienamente sbocciato qualche anno dopo: io sono stato assunto in un’azienda che si occupa di risorse umane e lei ha seguito la passione dell’insegnamento. Era arrivato il momento giusto per mettere su famiglia, sposarci, progettare una nuova casa. Un passo in avanti. Un passo alla volta.

Nuova casa nuovo quartiere, la responsabilità di vivere un legame importante come quello tra moglie e marito, le difficoltà di tutti i giorni. Ci siamo sempre sentiti una coppia fortunata, perché siamo riusciti in pochi anni a raggiungere quegli obiettivi che tante coppie hanno in mente, pur affrontando le difficoltà quotidiane, soprattutto economiche, che tante coppie si trovano a dover sopportare.

Non abbiamo pensato immediatamente ad ampliare la famiglia: in maniera naturale, i primi anni sono stati di assestamento della nostra relazione matrimoniale, felice e serena, dei nostri spazi di coppia, della nostra nuova dimensione domestica.

Dopo qualche anno, con la stessa spontaneità con cui abbiamo vissuto l’evoluzione del nostro rapporto, ci siamo trovati a desiderare un figlio. In entrambi era forte il convincimento che, così come avvenuto per tutte le tappe precedenti, saremmo arrivati a mettere al mondo un bambino serenamente, senza strappi.

Dopo il primo anno e mezzo di tentativi andati a vuoto, si sono insinuati tra noi dubbi e nervosismo. Quando si arriva al punto in cui ci si chiede concretamente se come coppia si sia o meno in grado di mettere al mondo un’altra vita è arrivato il momento di indagare a fondo, intraprendere un percorso di analisi adeguato, senza consumarsi tra dubbi, ansie e paure. Noi stessi siamo passati, anche se per poco, per quella china di angoscia.

Ci siamo rivolti alla ginecologa di fiducia di Elena che ci ha indirizzato verso uno specialista con l’aiuto del quale abbiamo intrapreso un percorso di analisi. Prima le analisi di routine, che però non sono state sufficienti ad individuare il nostro apparente problema di sterilità di coppia, seguiti da analisi di secondo livello, un elenco di esami specifici per me e per Elena… TO BE CONTINUED

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