Sonia e Carlo: la forza di una coppia e la speranza di un lieto fine

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innamoratiMi chiamo Sonia e da pochi giorni ho compiuto 40 anni. Ho conosciuto Carlo in età matura, quando le mie amiche erano in quella fase della vita in cui il progetto di una famiglia è già da tempo in piedi: alcune prossime al matrimonio, altre a breve sarebbero diventate madri.
Avevo 33 anni quando ho incontrato il mio futuro marito: una parte di me aveva rinunciato alla possibilità di progettare un matrimonio e dei figli. Non per una questione anagrafica, ma per una serie di delusioni che mi avevano fatto pensare che non sarei mai stata in grado di metabolizzare una nuova relazione importante e addirittura un futuro insieme ad un uomo, ancora una volta. Invece quando ho conosciuto Carlo per la prima volta mi sono sentita in una relazione che evolveva con naturalezza e semplicità, senza strappi. Mi sono convinta che stavamo davvero costruendo qualcosa di importante assieme e, mentre in me cresceva questa consapevolezza, abbiamo iniziato un cammino comune sempre più solido, fino al giorno in cui abbiamo deciso che, sì, ci saremmo sposati, perché desideravamo un figlio, non c’era poi più molto su cui riflettere.

A 36 anni, impugnato il mio bouquet, messa al dito la fede nuziale, ho iniziato un percorso di vita matrimoniale sereno ed entusiasta: il fatto di aver preso questa decisione in età pienamente adulta e dopo una serie di esperienze negative, mi ha portato ad avere una buona consapevolezza delle difficoltà e delle gioie della vita matrimoniale.

Nonostante avessi messo in conto i momenti difficili e lo stress della quotidianità, ma anche l’assestamento di una vita insieme ad un’altra persona dopo aver vissuto tutta la vita da sola, ho immediatamente desiderato un figlio con Carlo.

Sapevo che, dopo i 35 anni, avrei potuto avere qualche difficoltà a rimanere incinta e infatti è stato così ma non per una questione anagrafica. Dopo due anni di tentativi, infatti abbiamo deciso, data anche la nostra età, di andare a fondo e cercare di capire la natura delle nostre difficoltà di concepimento. Nel caso di Carlo, il suo quadro clinico è risultato del tutto nella norma. Nel mio caso, invece, gli esami hanno portato alla luce che una malattia cronica di cui soffrivo sin da bambina aveva inciso pesantemente sulla mia possibilità di avere un figlio, una cosa di cui ho avuto consapevolezza solo dopo una serie di analisi approfondite. A 39 anni, conscia delle enormi difficoltà che avrei dovuto attraversare, mi sono chiesta: “ne vale davvero la pena? Per un tentativo che ha poche possibilità di riuscita?”. Eppure mio marito, nel momento più difficile, mi ha preso la mano e mi ha detto: “proviamoci”. E così, con tanta speranza ma cosciente delle difficoltà, legate alle mie condizioni di partenza e all’età, abbiamo iniziato il percorso di fecondazione assistita. Il corpo e la mente sono sottoposti a stress ed è una grande prova da affrontare per due persone che si amano. Nel mio caso, ho iniziato questo percorso pur sapendo che non avrei avuto molte chance di riuscita. Tuttavia, impegnare me stessa, i miei sentimenti, le mie speranze, in questo cammino faticoso mi ha fatto capire quanto io sia pronta a rischiare per amore della mia famiglia, di quella che sogno, e del figlio che desidero stringere tra le braccia. Do valore ad ogni sacrificio fatto, anche se questo non dovesse portarmi a concepire. Per questo, quando il primo ciclo di fivet si è concluso senza che io rimanessi incinta, ho sentito dentro di me, guardando negli occhi mio marito e ascoltando l’incoraggiamento del mio medico, la forza per un ulteriore tentativo.

Ad oggi, ancora non sono riuscita a diventare madre e so che a 40 anni non sarà facile però, sono una donna che ha ancora dentro di sé la speranza: grazie a questo percorso, difficile e stressante, ho scoperto la mia forza e ho avuto conferma della solidità del mio matrimonio. Semmai un giorno quel figlio desiderato dovesse arrivare, troverà una famiglia unita e una madre piena di energia e sogni.

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