Fecondazione assistita, dove sta andando la ricerca

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fecondazione-assistita-dove-sta-andando-la-ricercaDalla creazione di ovuli da staminali al ringiovanimento dell’ovaio, fino ai test ottenuti dal liquido di coltura dell’embrione. La ricerca nel campo della fecondazione assistita non si ferma e prosegue su più fronti, a partire dalle ricerche sulle mutazioni genetiche responsabili di infertilità.

Una ricerca dalla Spagna accende un faro sulle mutazioni del Dna

Secondo una recente ricerca messa a punto da un team spagnolo, l’84% delle persone è portatrice di mutazioni genetiche che possono provocare malattie di vario tipo. La ricerca si è concentrata sulla diagnosi pre-impianto: i ricercatori spagnoli stanno cercando di eseguire i test dal liquido di coltura dell’embrione, e non più su materiale ottenuto tramite biopsia, al fine di ottimizzare i cicli di fecondazione assistita eseguiti dalle coppie con problemi di infertilità.

La strada che porta al ringiovanimento

Sul fronte della fecondazione eterologa si sta invece procedendo nella direzione del ringiovanimento dell’ovaio anche con l’uso di cellule staminali del midollo osseo. Buoni finora i risultati: i test hanno documentato un aumento del 60% nella risposta follicolare e di produzione degli ovuli. I ricercatori giapponesi pensano invece a una tecnica più invasiva con un trauma all’ovaio provocato tramite laparoscopia per stimolare la vascolarizzazione e la produzione di ovociti. Infine, è in fase di sviluppo un test per captare il momento migliore per l’impianto dell’embrione, quando l’endometrio è più recettivo: questa fase non è uguale per tutte le donne.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto una riflessione sulle ultime ricerche in tema di fecondazione assistita: “E’ un bene che la ricerca proceda su più fronti per poter risolvere le tante questioni ancora irrisolte sul tema della fecondazione assistita e garantire la miglior tutela possibile alle donne che si sottopongono al trattamento e al nascituro, nella massima sicurezza per la salute di entrambi”.


Stati Uniti: una madre surrogata ricorre al giudice per dire “no” all’aborto chiesto dal genitore intenzionale

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utero in affittoI giudici della corte suprema di Los Angeles dovranno emettere una pronuncia su un quesito che sta facendo discutere gli Stati Uniti e che si preannuncia foriero di polemiche: può una donna che affitta il suo utero rifiutarsi di abortire quando ciò le sia richiesto dai genitori intenzionali e ci siano rischi per la salute di madre e bambino? Il caso è stato sollevato da una 47enne, già madre di 4 figlie e incinta di 3 gemelli, i cui gameti arrivano da un 50enne, mentre gli ovuli sono di una donatrice.

Il caso

La donna incinta ha respinto la richiesta di “riduzione selettiva” arrivata dal padre intenzionale, ma ha anche fatto causa all’uomo, chiedendo di poter diventare la madre dei tre bimbi che porta in grembo. La scorsa primavera, infatti, l’uomo si è rivolto ad un centro specializzato per poter diventare padre: in quella sede è stato quindi stipulato un contratto con la donna che avrebbe portato in grembo il feto e che rinunciava ai suoi diritti di genitore. Successivamente, la donna si è sottoposta alla fecondazione assistita impiantando tre embrioni: tutti e tre hanno attecchito, aprendo un caso che, comunque si concluderà, sarà epocale. Il padre, infatti, non si è detto disponibile ad allevare tutti e tre i piccoli, chiedendo alla donna di sottoporsi a una riduzione selettiva, ovvero l’eliminazione di un feto. Tuttavia, lei si è rifiutata categoricamente di accogliere la richiesta, dichiarandosi “madre pro-life e antiabortista”. La donna ha raccontato che, da quel momento, il padre intenzionale dei tre nascituri ha cominciato a minacciarla di toglierle ogni aiuto economico per il prosieguo della gravidanza. Così la donna ha deciso non solo di sollevare la questione dinanzi alla Suprema Corte di Los Angeles, ma ha anche chiesto ai giudici di diventare la madre legale dei bambini, mettendo in discussione la legge californiana su questa forma di fecondazione assistita che viola i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione.


Gli aspetti legali

L’avvocato della donna ha spiegato che lo scopo della sua assistita è quello di ottenere i diritti parentali sul terzo bimbo e la custodia per i primi due. La donna chiede anche di non essere citata in giudizio per il rifiuto di abortire e dunque per l’inadempienza contrattuale. Infine, chiede che le minacce per farla abortire siano considerate illegali. Nel frattempo, l’uomo ha fatto sapere che, pur non essendo d’accordo, accetterà la decisione della donna di non procedere ad una riduzione selettiva e quindi si impegnerà ad allevare tutti e tre i figli. Tuttavia, ora la decisione spetta ai giudici che potrebbero accogliere la richiesta della “madre in affitto”, affidandole la custodia e i diritti parentali sui bambini.


Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto quali potranno essere i risvolti futuri di questo delicato caso.

Dal punto di vista legale, saranno i giudici a pronunciarsi ma, dal punto di vista umano, possiamo dire che questa vicenda è un episodio estremamente difficile e delicato. Non bisogna però per questo giudicare frettolosamente, attraverso la lente di questo caso particolare, tutte le implicazioni legate alle tecniche di fecondazione assistita che, disciplinate attraverso normative rigorose e protocolli specifici, rappresentano un valido aiuto per le coppie colpite da sterilità e che desiderano avere un bambino”.


Figli nati da eterologa: secondo una ricerca, la maggior parte vuole conoscere il donatore

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R600x__eterologaSecondo il sito Donor Siblings Registry, il 74% degli adolescenti che sanno di essere nati da un trattamento di fecondazione eterologa desidera incontrare il donatore, in particolare per poter entrare in contatto con le proprie origini biologiche. La ricerca è stata realizzata dal portale, nato con l’obiettivo di mettere in collegamento donatori e famiglie, analizzando migliaia di questionari pervenuti dai nati con fecondazione eterologa.

Il contatto con i fratelli biologici

La ricerca mette, inoltre, in evidenza anche il desiderio da parte degli intervistati di creare un contatto con i propri fratelli biologici. Il 90% dei figli con genitori eterosessuali (Het), e l’84% di quelli in coppie lesbiche, gay, bisessuali o transgender (Lgbt) vorrebbero conoscere eventuali fratelli o sorelle nati dallo stesso donatore o donatrice. Altri dati significativi: a 13 anni lo desidera il 38% dei figli di coppie Het, e ben il 74% dei figli di coppie Lgbt. Di quelli che tramite il web e ricerche genetiche sono riusciti a conoscere davvero fratelli e sorelle, il 38% ha descritto la relazione come realmente fraterna, il 18% come semplici conoscenti, il 12% come buoni amici, il 9 % come parenti stretti, l’8% come cugini.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto una riflessione sul tema del rapporto tra il diritto alla riservatezza dei donatori e quello dei nati da eterologa a conoscere le proprie origini biologiche.

È evidente che si tratta di una tematica di enorme delicatezza che richiede grande sensibilità nell’approfondimento. Sono diversi gli aspetti che meritano una grande attenzione.
È assolutamente umano e comprensibile che, una volta appreso che si è nati da fecondazione eterologa, possa nascere il desiderio di risalire alle origini biologiche o addirittura di conoscere eventuali fratelli biologici. In Italia la privacy dei donatori è garantita dalla legge. Ovviamente l’aspetto emotivo e psicologico chiede altre risposte che la normativa al momento non è in grado di fornire. Sensibilità, delicatezza, discrezione e massima attenzione sono le uniche prescrizioni nell’approcciare a questa tematica”.


Fecondazione assistita: fondamentale il dialogo tra medico e futuri genitori

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fotolia_20335049_s_9184072563Nel 40% dei casi le coppie che decidono di intraprendere un percorso di fecondazione assistita abbandona dopo il primo tentativo fallito, sebbene la pratica clinica dimostri che le probabilità di successo cumulativo aumentino significativamente facendo più tentativi. A darne notizia è l’Adnkronos Salute in base a dati diffusi da un’indagine presentata recentemente da un centro specialistico. L’indagine è stata condotta sui 70 medici specialisti ginecologi.

L’importanza del rapporto tra medico e pazienti

Nel rapporto si legge che solo il 28% delle coppie che si rivolge la prima volta ai ginecologi per un problema di infertilità ritorna sempre dopo il primo appuntamento. Per il 16% dei medici intervistati l’abbandono dopo il primo colloquio è frequente o molto frequente. Per il 48% dei medici intervistati, il fenomeno dell’abbandono dei trattamenti deriva da fattori economici, mentre il 24% lo attribuisce a problemi di tipo strettamente medico, quali diagnosi o terapia non risolutiva. E nel 40% dei casi i motivi dell’abbandono sembrano essere legati al rapporto medico-paziente: l’atteggiamento o il carattere del medico (12%); la sua mancanza di ascolto (12%); la mancanza di fiducia del paziente (12%). Solo nel 3% dei casi subentrano fattori personali del paziente.

Il parere dell’esperto

I dati dell’indagine fanno emergere con chiarezza l’importanza del dialogo tra medico e coppie di futuri genitori. Chiediamo al Dott. Scotto quali siano i giusti accorgimenti per fare in modo che i pazienti si sentano sufficientemente supportati.

Quando una coppia decide di cominciare un percorso di fecondazione assistita per concretizzare il desiderio di mettere al mondo un figlio, il medico deve per primo essere consapevole dell’importanza di porre la massima attenzione sull’aspetto del dialogo e della comprensione reciproca. Ritengo che tali aspetti siano importanti tanto quanto il percorso clinico. È fondamentale instaurare un buon rapporto sia per preservare la serenità della coppia nell’avvio e nel prosieguo del percorso, sia per mettere il medico nelle condizioni migliori nell’individuazione di soluzioni e risposte efficaci”.


Eterolga: mancano i donatori, le regioni guardano alle banche estere

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sperm_zygot-1024x729Il 9 aprile 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Alla sentenza è seguita, dopo alcuni mesi, la stesura delle Linee guida, elaborate dalla Conferenza delle Regioni. Tra le regole previste ce n’è una sulla selezione degli ovociti: i donatori devono avere un’età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 per i maschi. Le femmine devono trovarsi tra i 20 e i 35 anni. È stata ammessa la scelta delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore (ad esempio il colore di occhi e capelli), mentre è vietato il “pagamento” (sono previsti al massimo dei rimborsi per i giorni di lavoro persi). La coppia che ha già avuto un figlio da fecondazione eterologa potrà averne altri dallo stesso donatore. A distanza di oltre un anno dalla sentenza, però, dalla regioni Toscana e Friuli Venezia Giulia arriva l’allarme: mancano gli ovociti ed è necessario ricorrere all’estero per l’acquisto.

La donazione stenta a decollare

Per quanto concerne le altre regioni italiane, la situazione appare in fase di stallo completo. In Italia, infatti, la fecondazione assistita tramite gameti esterni alla coppia, benché non più vietata dalla Legge 40, stenta ancora a decollare proprio a causa dell’assenza di donatrici. Questo fenomeno condiziona in particolare i centri pubblici, fermi al palo, mentre per quanto riguarda le strutture private si ricorre all’acquisto di gameti da banche estere.

Il parere dell’esperto

Al Dott. Scotto chiediamo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, quali possano essere i passi successivi per fare in modo che si affermi una nuova cultura della donazione degli ovuli.
“In questa fase, che segue di oltre un anno la decisione della Consulta a favore dell’eterologa, i centri privati stanno dimostrando di essere al passo con l’innovazione e con la necessità di sensibilizzare ed informare i potenziali donatori. Dobbiamo continuare su questa strada, diffondendo una nuova cultura, maggiormente aperta al ricorso all’eterologa, anche attraverso open days nei quali spiegare in maniera chiara che si tratta di un processo sicuro e indolore che ha come unico scopo quello di aiutare le coppie con problemi di fertilità ad avere un bambino”.