Fecondazione Assistita: gravidanza dopo il cancro grazie all’autotrapianto di tessuto ovarico

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Fecondazione assistitaIl cancro ovarico, secondo le ultime stime, colpisce circa 5.000 donne italiane ogni anno, rappresentando il 3% di tutte le neoplasie femminili. Le complicazioni che questa patologia può portare alla fertilità sono più che evidenti, eppure a una donna australiana, guarita dal tumore alle ovaie è rimasta incinta.

Prima di tutto, conservare i tessuti sani.
Normalmente la prassi prevede che per conservare la capacità di poter procreare, le pazienti affette da questa patologia, conservino gli ovuli prima di sottoporsi alla radio o alla chemioterapia. In questo caso, prima che la donna si sottoponesse alle cure per il cancro, è stato prelevato in laparoscopia il tessuto ovarico e successivamente le sono state asportate chirurgicamente le ovaie.Una volta guarita dal male, a sette anni dalla laparoscopia, le è stato impiantato nell’addome il suo stesso tessuto ovarico, sono stati fecondati due ovuli fecondati in vitro, arrivando a completare una gravidanza che come risultato ha dato due gemelli. Le implicazioni di questa scoperta sono davvero importanti, perché il team di medici del Servizio di Preservazione della Fertilità, dell’Istituto di Fecondazione in Vitro di Melbourne, ha dimostrato che il tessuto ovarico può sopravvivere e funzionare correttamente anche fuori dal suo ambiente.

La vera soluzione è sempre la prevenzione.
Questa scoperta, può davvero alimentare la speranza di procreare per le donne che si sono salvate dal tumore alle ovaie? L’abbiamo chiesto al Dottor Antonio Scotto, Direttore del centro per la fecondazione assistita e la cure e terapia della coppia inferitile: “Di certo è un’ottima notizia” ci dice il dottor Scotto “naturalmente l’applicazione di questa tecnica non è un automatismo che può garantire il successo, visto che ogni caso è a sé, ma la possibilità concreta che anche una donna che ha subito una ovariectomia possa procreare ha quasi del miracoloso. Naturalmente il vero successo sarebbe quello di riuscire a curare in tutti casi le pazienti affette da questa patologia, prima che si sia costretti ad arrivare all’asportazione delle ovaie. Secondo gli ultimi dati dell’OMS in mio possesso negli ultimi 20 anni è aumentata l’incidenza di questo tumore nei paesi ad alta industrializzazione, fino ad arrivare a istituire l’8 maggio come giornata mondiale sul tumore ovarico, per potere informare correttamente le donne su questa grave malattia, che se identificata in tempo può essere curata con successo. Questo, come tutti gli altri tumori, si combatte soprattutto con la prevenzione. Infatti nel 2015 dovrebbe terminare la sperimentazione di un esame che permetterebbe la diagnosi di questo tumore con un semplice esame del sangue”.