Fecondazione assistita, dove sta andando la ricerca

admin Notizie Leave a comment   , , , , , , , , , , , ,

fecondazione-assistita-dove-sta-andando-la-ricercaDalla creazione di ovuli da staminali al ringiovanimento dell’ovaio, fino ai test ottenuti dal liquido di coltura dell’embrione. La ricerca nel campo della fecondazione assistita non si ferma e prosegue su più fronti, a partire dalle ricerche sulle mutazioni genetiche responsabili di infertilità.

Una ricerca dalla Spagna accende un faro sulle mutazioni del Dna

Secondo una recente ricerca messa a punto da un team spagnolo, l’84% delle persone è portatrice di mutazioni genetiche che possono provocare malattie di vario tipo. La ricerca si è concentrata sulla diagnosi pre-impianto: i ricercatori spagnoli stanno cercando di eseguire i test dal liquido di coltura dell’embrione, e non più su materiale ottenuto tramite biopsia, al fine di ottimizzare i cicli di fecondazione assistita eseguiti dalle coppie con problemi di infertilità.

La strada che porta al ringiovanimento

Sul fronte della fecondazione eterologa si sta invece procedendo nella direzione del ringiovanimento dell’ovaio anche con l’uso di cellule staminali del midollo osseo. Buoni finora i risultati: i test hanno documentato un aumento del 60% nella risposta follicolare e di produzione degli ovuli. I ricercatori giapponesi pensano invece a una tecnica più invasiva con un trauma all’ovaio provocato tramite laparoscopia per stimolare la vascolarizzazione e la produzione di ovociti. Infine, è in fase di sviluppo un test per captare il momento migliore per l’impianto dell’embrione, quando l’endometrio è più recettivo: questa fase non è uguale per tutte le donne.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto una riflessione sulle ultime ricerche in tema di fecondazione assistita: “E’ un bene che la ricerca proceda su più fronti per poter risolvere le tante questioni ancora irrisolte sul tema della fecondazione assistita e garantire la miglior tutela possibile alle donne che si sottopongono al trattamento e al nascituro, nella massima sicurezza per la salute di entrambi”.


Gravidanze più sicure dopo i 40 con la fecondazione assistita

admin Notizie Leave a comment   , , , , , ,

123357614-206e63ec-fb01-4a9c-bfe1-c41f0b7aaec2Si è sempre detto che, man mano che l’età avanza, per una donna avere un figlio diventa più complicato. Un dato che, tuttavia, è possibile sconfessare grazie alla fecondazione assistita. Secondo gli ultimi studi, infatti, con la fecondazione in vitro, le over 40 riescono ad avere figli più sani e con meno malformazioni alla nascita.

In aumento le mamme meno giovani

I dati parlano chiaro, aumentano le donne che mettono al mondo il primo figlio anche oltre i 40 anni. Quello che prima era un caso isolato, infatti, oggi sta diventando la norma. Questo è possibile senza ombra di dubbio grazie al miglioramento dello stile di vita, alla maggiore cura di sé e, soprattutto, all’evoluzione scientifica. La fecondazione assistita, infatti, si è evoluta nel tempo e oggi sono sempre più le donne che si rivolgono ai centri specializzati per realizzare il loro sogno di maternità.

Una ricerca destinata a far discutere

Un progetto di ricerca promosso da un prestigioso istituto accademico internazionale ha messo in luce che non è assolutamente vero che le cosiddette primipare attempate sono più a rischio complicazioni nel corso della gravidanza. Analizzando i dati di più di 300mila gravidanze, registrate tra il 1986 e il 2002, infatti, è stato evidenziato che le donne attempate rimaste incinte grazie alla fecondazione assistita, rispetto a donne con meno di 29 anni, hanno avuto meno probabilità di affrontare complicazioni durante il parto. Addirittura si parla di un calo del rischio dall’11 al 4% per quelle donne ultraquarantenni che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al dottor Scotto un commento a questa scoperta:
“La fecondazione assistita può aiutare molto quelle donne che hanno deciso di approcciarsi alla maternità dopo i 40 anni. Dai dati di recente diffusione emerge che, molto probabilmente, i farmaci che stimolano l’ovulazione, che sono parte integrante della terapia che precede la fecondazione assistita vera e propria, svolgono una funzione protettiva degli embrioni, giocando un ruolo fondamentale soprattutto quando l’età della gestante è superiore alla media, uno studio che non fa che avvalorare la tesi che queste tecniche sono più che sicure. Una ulteriore rassicurazione per quelle donne che, pur avendo più di 40 anni, vogliono provare le gioie della maternità.”


Fecondazione a tre, uno studio conferma la sicurezza del trattamento

admin Notizie Leave a comment   , , ,

Fecondazione a tre, uno studio conferma la sicurezza del trattamentoÈ passato un anno da quando la Gran Bretagna ha  legalizzato la fecondazione assistita a tre, un trattamento realizzato con dna proveniente da due donne e un uomo, allo scopo di impedire che alcune malattie vengano trasmesse dalla madre al figlio. Una decisione a lungo dibattuta e oggetto di numerose polemiche, sia dal punto di vista medico-scientifico che etico. Tuttavia, a favore di questo trattamento c’è un nuovo studio, pubblicato da una prestigiosa rivista scientifica. La ricerca rivela che la procedura è sicura e che porta all’evoluzione di embrioni normali, e potenzialmente di gravidanze normali.

Il trattamento sperimentale
La fecondazione a tre è un trattamento collegato all’alterazione dei mitocondri che causano malattie ereditarie, trasmesse dalla madre. Si parla di trasmissione materna perché, all’atto di formazione dello zigote, la nuova cellula da cui ha origine la formazione dell’embrione, tutti i mitocondri vengono ereditati dall’ovocita materno. Quindi tutti quelli che andranno a costituire le cellule dell’embrione prima, e dell’individuo poi, avranno origine materna. Perciò le alterazioni presenti all’origine si potranno manifestare anche nel nuovo individuo. Una risposta possibile a questo problema è rappresentata dal prelievo del dna dei due genitori dallo zigote appena formato, per trasferirli in una cellula uovo, priva di nucleo, di una donatrice che presenti mitocondri sani. Essi contengono una parte infinitesimale di dna, in grado però di evitare la trasmissione di malattie mitocondriali da madre a figlio.

I risultati dello studio
Lo studio di recente pubblicazione mostra come questa tecnica di trasferimento pronucleare è in grado di funzionare su ovociti umani sani, se viene applicata molto rapidamente – 8 ore dopo la fecondazione invece che 24 -. Se si rispettano i tempi, la tecnica contribuisce allo sviluppo dell’ovocita che, così fecondato, si evolve fino allo stadio di blastocisti senza far emergere anomalie, oppure, nell’80% dei casi, dna mitocondriale nel nuovo ovocita. I risultati, acquisiti in fase preclinica, mostrano come il trasferimento pronucleare precoce agisca a favore della riduzione del rischio di trasmissione delle malattie mitocondriali, anche se la tecnica va ancora ottimizzata, soprattutto per mantenere il cotrasferimento del dna mitcondriale il più basso possibile.

Il parere dell’esperto
Chiediamo al Dott. Scotto una riflessione sulle potenzialità di questo specifico trattamento.

“Lo studio di recente pubblicazione rappresenta un insieme di dati e risvolti medici e scientifici di grande rilevanza, in relazione alla tecnica di trasferimento pronucleare. Bisogna sottolineare che i risultati, sebbene preclinici, si sono rivelati incoraggianti, mostrando una via, ancora da approfondire ma ricca di potenzialità, per contrastare il rischio di trasmissione materna delle malattie mitocondriali”.


Fecondazione assistita, il fattore tempo è ancora vitale

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

esenzione-ticket-gravidanza-ridQuanti tentativi bisogna fare prima che una donna rimanga incinta? È una delle domande che più comunemente preoccupano le coppie che stanno per intraprendere il percorso di creazione di un nuovo nucleo familiare. I medici lo chiamano “time to pregnancy”. Insomma, a quanti tentativi si può arrivare prima di fermarsi e rinunciare alla procreazione? Se n’è parlato recentemente nel corso di importante convegno incentrato sulle nuove prospettive di gravidanza legate alla fertilità e al fattore tempo.

 

I dati in Italia

Secondo i dati più recenti, l’età media in cui una donna italiana accede alle tecniche di procreazione assistita è tra le più alte d’Europa: il 72 per cento ha più di 35 anni. E cresce anche la quota di donne oltre i 40 anni, ferma al 31 per cento. I dati diffusi dall’ultimo rapporto promosso dal ministero della Salute confermano inoltre un elemento ormai già noto: il fattore tempo è vitale e più si è biologicamente anziane e meno possibilità si hanno di rimanere incinte. Su 100 cicli di fecondazione in vitro in donne sotto i 34 anni sono state ottenute 28 gravidanze, solo 5 invece in altri cento cicli su donne sopra i 42.


Più ovociti, più possibilità?

Il tempo è quindi la chiave. Su questo tema, ad integrazione dei dati più recenti, arriva inoltre uno studio di nuova pubblicazione che fa il punto sulla doppia stimolazione standard nello stesso ciclo, allo scopo di aumentare le possibilità di una gravidanza per ciclo. Lo studio parte dalla considerazione che la percentuale più elevata di donne che intraprende un percorso di procreazione assistita ha più di 35 anni, quindi i ricercatori e i medici hanno sperimentato il prelievo di follicoli di ondate diverse in donne con bassa riserva ovarica. Con la seconda stimolazione, effettuata cinque giorni dopo il prelievo degli ovociti della prima, con gli stessi farmaci e gli stessi dosaggi, il team che ha realizzato lo studio è riuscito a prelevare lo stesso numero di ovociti della prima, con la stessa qualità. Aumentando il numero di ovociti a disposizione, aumentano le possibilità di trovare quelli di qualità migliore. In conclusione, lo studio rivela che con una sola stimolazione circa 2 donne su dieci, sui 38 anni di età in media, riescono ad avere un bambino, cumulando prima e seconda stimolazione arriviamo a 3,5.

 

Il parere dell’esperto

Al Dottor Scotto chiediamo in che modo gli studi di recente diffusione possono contribuire ad un incremento nelle percentuali di successo delle tecniche di fecondazione assistita.

“Tutti gli studi e le ricerche confermano che il fattore tempo è ancora essenziale. Le percentuali di successo delle tecniche di fecondazione assistita nelle donne under 35 è significativamente più alta e questo elemento rimane ancora un punto fermo. Tuttavia, è importante che la ricerca medica guardi ad un dato incontrovertibile: oggi le donne che, per condizionamenti di diversa natura, pianificano un figlio dopo i 35 anni sono in costante aumento. In questo senso, l’impegno della comunità medica e scientifica deve essere quello di approfondire tutte le tematiche legate al rapporto tra tempo e invecchiamento biologico e gli effetti di questo rapporto incide sulla procreazione assistita”.


Embrione con cellule anomale non sempre porta a bimbi malati

admin Notizie Leave a comment   , , ,

Human embryo on the stage of 16 cells on background with DNAUna nuova ricerca scientifica rivela che, anche se l’embrione in fase precoce presenta cellule anomale, non necessariamente nascerà un bambino con difetti gravi, come ad esempio la sindrome di Down. Secondo lo studio, elaborato da una prestigiosa realtà accademica europea e oggetto di una recente pubblicazione scientifica, le cellule anormali possono essere eliminate e sostituite da cellule sane che, in un certo senso, riparano l’embrione. Anche quando i difetti restano “in circolazione”, e vengono evidenziati da esami come la villocentesi, ci troviamo in una condizione che non per forza porterà alla nascerà di un bimbo affetto da anomalie gravi.

Embrioni con cellule anomale, un mondo da scoprire

La ricerca è partita da un dato biografico: una delle ricercatrici che coordinava il team di lavoro era incinta a 44 anni e si è resa conto, in prima persona, di quanto la scienza sappia ancora poco sulla sorte degli embrioni che contengono cellule anomale e del funzionamento di queste cellule all’interno degli embrioni in via di sviluppo.

Il lavoro dei ricercatori sugli embrioni

Nello studio, realizzato sui topi, i ricercatori hanno operato miscelando embrioni a 8 cellule normali ed embrioni con 8 cellule anomale, creando così i cosiddetti embrioni “a mosaico”. Dato che gli embrioni anormali di topo sono relativamente inusuali, il team ha usato per crearli una molecola che si chiama reversina. E’ stato osservato che negli embrioni dove il ‘mix’ di cellule normali e anormali era 50:50, le cellule anomale all’interno dell’embrione venivano uccise attraverso il processo noto come ‘apoptosi’ (la morte programmata delle cellule), anche quando nelle cellule placentari venivano poi mantenute le anomalie. Questo ha permesso alle cellule normali di prendere il sopravvento: l’embrione alla fine aveva tutte le cellule sane.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto un parere sui possibili aspetti innovativi di questa ricerca.

Gli aspetti positivi,  da tenere in considerazione, rispetto a quanto emerso dal lavoro dei ricercatori, sono sicuramente riconducibili alla considerazione che si conosce ancora poco in merito alla sopravvivenza degli embrioni a mosaico. Quindi questo non può che aiutare in futuro a fare maggior chiarezza. Tuttavia, dobbiamo ancora essere cauti su altri aspetti, perché tutto sommato l’incidenza del fenomeno del mosaicismo cromosomico, al centro dell’intero lavoro di ricerca, è molto limitata”.


Ricerca, nuovo test per selezionare al meglio la cellula uovo

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

iStock_000030708680_MediumSu un’importante rivista accademica, è stato pubblicato uno studio di ricerca che apre la strada allo sviluppo di test non invasivi mirati a identificare la cellula uovo con le migliori capacità di portare a termine una gravidanza dopo fecondazione.

La cellula uovo “comunica” con l’ambiente circostante

I ricercatori hanno dimostrato che la cellula uovo è in grado di comunicare con l’ambiente circostante e modificarlo grazie alla secrezione di molecole segnale. Nelle ore che precedono l’ovulazione, il pattern di secrezione della cellula uovo subisce un cambiamento radicale. Questo cambiamento è percepito dalle cellule circostanti, il cui apporto è essenziale per sostenere i successivi eventi di ovulazione e fecondazione.

Un test per scovare la cellula uovo ottimale

Quando la cellula uovo è sana e adeguatamente sviluppata, queste molecole segnale si accumulano velocemente nel fluido follicolare circostante e possono essere identificate mediante test che non danneggiano la cellula uovo stessa o il futuro embrione. È il caso per esempio della interleuchina 7, il cui accumulo è stato messo in relazione con l’abilità della cellula uovo di maturare ed essere fecondata. Sfruttando questa proprietà sarà possibile distinguere la cellula uovo con il pattern di secrezione ottimale, di conseguenza più adatta a sostenere lo sviluppo dell’embrione.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dott. Scotto una riflessione su questa importante ricerca.

“La ricerca getta una nuova luce sulla rilevazione delle dinamiche cliniche che portano o meno al successo di un trattamento di fecondazione assistita. È importante mettere a punto lo sviluppo di screening non invasivi, per assicurare sistemi di procreazione medicalmente assistita più efficaci e sicuri per la salute delle donne e degli embrioni”.


Stati Uniti: una madre surrogata ricorre al giudice per dire “no” all’aborto chiesto dal genitore intenzionale

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

utero in affittoI giudici della corte suprema di Los Angeles dovranno emettere una pronuncia su un quesito che sta facendo discutere gli Stati Uniti e che si preannuncia foriero di polemiche: può una donna che affitta il suo utero rifiutarsi di abortire quando ciò le sia richiesto dai genitori intenzionali e ci siano rischi per la salute di madre e bambino? Il caso è stato sollevato da una 47enne, già madre di 4 figlie e incinta di 3 gemelli, i cui gameti arrivano da un 50enne, mentre gli ovuli sono di una donatrice.

Il caso

La donna incinta ha respinto la richiesta di “riduzione selettiva” arrivata dal padre intenzionale, ma ha anche fatto causa all’uomo, chiedendo di poter diventare la madre dei tre bimbi che porta in grembo. La scorsa primavera, infatti, l’uomo si è rivolto ad un centro specializzato per poter diventare padre: in quella sede è stato quindi stipulato un contratto con la donna che avrebbe portato in grembo il feto e che rinunciava ai suoi diritti di genitore. Successivamente, la donna si è sottoposta alla fecondazione assistita impiantando tre embrioni: tutti e tre hanno attecchito, aprendo un caso che, comunque si concluderà, sarà epocale. Il padre, infatti, non si è detto disponibile ad allevare tutti e tre i piccoli, chiedendo alla donna di sottoporsi a una riduzione selettiva, ovvero l’eliminazione di un feto. Tuttavia, lei si è rifiutata categoricamente di accogliere la richiesta, dichiarandosi “madre pro-life e antiabortista”. La donna ha raccontato che, da quel momento, il padre intenzionale dei tre nascituri ha cominciato a minacciarla di toglierle ogni aiuto economico per il prosieguo della gravidanza. Così la donna ha deciso non solo di sollevare la questione dinanzi alla Suprema Corte di Los Angeles, ma ha anche chiesto ai giudici di diventare la madre legale dei bambini, mettendo in discussione la legge californiana su questa forma di fecondazione assistita che viola i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione.


Gli aspetti legali

L’avvocato della donna ha spiegato che lo scopo della sua assistita è quello di ottenere i diritti parentali sul terzo bimbo e la custodia per i primi due. La donna chiede anche di non essere citata in giudizio per il rifiuto di abortire e dunque per l’inadempienza contrattuale. Infine, chiede che le minacce per farla abortire siano considerate illegali. Nel frattempo, l’uomo ha fatto sapere che, pur non essendo d’accordo, accetterà la decisione della donna di non procedere ad una riduzione selettiva e quindi si impegnerà ad allevare tutti e tre i figli. Tuttavia, ora la decisione spetta ai giudici che potrebbero accogliere la richiesta della “madre in affitto”, affidandole la custodia e i diritti parentali sui bambini.


Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto quali potranno essere i risvolti futuri di questo delicato caso.

Dal punto di vista legale, saranno i giudici a pronunciarsi ma, dal punto di vista umano, possiamo dire che questa vicenda è un episodio estremamente difficile e delicato. Non bisogna però per questo giudicare frettolosamente, attraverso la lente di questo caso particolare, tutte le implicazioni legate alle tecniche di fecondazione assistita che, disciplinate attraverso normative rigorose e protocolli specifici, rappresentano un valido aiuto per le coppie colpite da sterilità e che desiderano avere un bambino”.


Fecondazione, la scoperta: da embrioni malati possono nascere bimbi sani

admin Notizie Leave a comment   , , ,

embrioneUna sensazionale scoperta in ambito medico-scientifico. Embrioni non del tutto sani, in precedenza ritenuti responsabili dei fallimenti degli impianti o di aborti spontanei, possono far nascere invece bambini sani. In natura, infatti, esiste un meccanismo di autocorrezione, secondo quanto rivela un’importante rivista medico-scientifica statunitense. Gli esiti riportati nello studio sono il frutto di una ricerca sviluppata da un team di medici e ricercatori italiani.

La rivelazione
La ricerca parte dal fatto che, per la prima volta al mondo, sono stati trasferiti all’interno dell’utero materno embrioni parzialmente malati – gli embrioni aneuploidi a mosaico – ed è stato dimostrato che essi possono originare gravidanze normali e portare alla luce bambini sani. La scoperta evidenziata nella pubblicazione scientifica mostra come, dal punto di vista clinico, embrioni parzialmente malati sono in grado di autocorreggersi. Una volta impiantati, infatti, le cellule sane prendono il sopravvento su quelle malate. Potendo quindi contare anche sugli embrioni “anormali”, le possibilità di successo dell’impianto e del processo di fecondazione assistita aumentano. Tra le varie possibilità, c’è la diminuzione della stimolazione ovarica della donna, perché si può contare anche sulla possibilità di successo di embrioni “a mosaico”.

Nati sei bambini sani
Oltre 3.800 le blastocisti (l’insieme di cellule che si formano entro le prime 2 settimane dalla fecondazione) analizzate nello studio. Di queste, il 5% è risultata a mosaico. Alle coppie coinvolte nella ricerca, quindi, è stato spiegato che anche le cellule “anormali” hanno la possibilità di svilupparsi: essendo a mosaico, infatti, hanno anche delle linee cellulari normali. Inoltre nel caso di una gravidanza si può controllare la salute del feto attraverso analisi non invasive sul sangue materno. Dai 18 impianti effettuati, sono nati sei bambini sani, cinque femmine e un maschio.
Chiediamo al Dottor Scotto le possibili implicazioni di tale scoperta.
“La ricerca evidenzia degli aspetti importanti, come ad esempio il funzionamento del meccanismo naturale di autocorrezione degli embrioni, al punto da far prevalere gli embrioni sani su quelli non sani. Inoltre, lo studio sottolinea nuovamente l’importanza dell’indagine genetica preimpianto. Non solo per verificare la qualità genetica dell’embrione prima di trasferirlo in utero, ma anche per non escludere embrioni all’apparenza non idonei, e per garantire in ogni aspetto la sicurezza e la salute della madre e del nascituro”.


Fertilità: uomini, l’orologio biologico esiste anche per voi

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

gWm8LMfFTBwL’orologio biologico esiste non solo per le donne. Anche gli uomini, infatti, sono soggetti al ticchettio inesorabile del tempo, con effetti sulla loro capacità di procreare. In pratica, più l’uomo invecchia, più rischia di essere sempre meno “fertile”. Maggiore è anche il pericolo di aborto dopo il ricorso alla procreazione medicalmente assistita.

Fertilità maschile e tempo: un aspetto da approfondire

Secondo gli studi più recenti, sappiamo che le cause di infertilità sono al 50% femminili, al 30% maschili e al 20% di coppia. Quindi l’uomo è coinvolto nella metà dei casi. Far emergere in ambito medico-scientifico il dato secondo cui l’orologio biologico interessa anche l’uomo, seppure in maniera diversa dalla sfera femminile, è un aspetto potenzialmente ricco di futuri sviluppi, anche sul tema della procreazione assistita.


L’incidenza sulla fertilità e sulla procreazione assistita

L’uomo non va in menopausa, come succede alle donne ma, proprio come loro, è soggetto ad un processo di invecchiamento dei gameti e dunque del suo materiale genetico. Uno spermatozoo di un quarantenne ha materiale genetico più vecchio e danneggiato di un trentenne. Questo può condizionare negativamente anche l’esito delle tecniche di fecondazione assistita. Secondo uno studio oggetto di confronto tra ricercatori e medici, nelle donne tra i 30 e i 34 anni il rischio aborto aumenta se l’uomo ha più di 40 anni. Inoltre, secondo gli studi, in una coppia con maschio giovane e donna più matura, prevalendo il fattore femminile, l’eventuale aborto è legato alla partner. In caso di aspiranti genitori entrambi di età avanzata, invece, il pericolo di aborto è come se, in un certo senso, si amplificasse.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto quali scenari si aprono con l’emergere della correlazione tra invecchiamento biologico maschile e diminuzione della fertilità.

I dati di recente diffusione dimostrano che esiste un legame tra l’avanzare del tempo e la diminuzione della capacità di procreare di cui l’uomo subisce gli effetti, come succede per le donne, anche se in maniera diversa. Questo deve portarci ad approfondire ulteriormente i possibili percorsi necessari al trattamento di questa problematica. A partire dalla prevenzione di malattie che accelerano il decadimento dell’organismo, come l’obesità e il diabete, che incidono negativamente anche sui livelli di fertilità”.


Lavoro: quando lo stress incide sulla fertilità

admin Notizie Leave a comment   , ,

TimenStressManagementEsiste un legame tra lo stress causato dal lavoro e l’abbassamento della fertilità sia maschile che femminile. Un elemento in grado di incidere negativamente anche sul successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. A rivelarlo è una ricerca, presentata recentemente, nella quale si mettono in evidenza diversi aspetti della connessione tra fecondazione eterologa, sessualità e lavoro.

Un ambiente poco sereno condiziona le possibilità di procreazione

Sono numerosi i fattori che incidono sulla fertilità sia singola che di coppia. Tra questi, non va sottovalutato quanto possa risultare decisivo lo stress da lavoro-correlato. La ricerca, infatti, sottolinea come un ambiente di coppia poco sereno, caratterizzato da forte stress e continue situazioni di nervosismo, possa contribuire alla non riuscita dell’impianto dell’embrione. Per questo, si spiega nello studio, può risultare decisivo, per le coppie che scelgono di ricorrere alla fecondazione assistita, ricorrere ad un aiuto psicologico.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto, in base a quanto emerso dalla ricerca, quanto possa realmente incidere l’aspetto emotivo e psicologico sulla riuscita di un percorso di fecondazione assistita.

“Nell’intraprendere un progetto di fecondazione assistita, un aspetto fondamentale, che non va mai trascurato, è quello legato alla sfera emotiva e psicologica, talvolta relegata sullo sfondo. È invece di primaria importanza che, a cominciare dallo specialista che segue la coppia, ci si renda conto che i condizionamenti legati alla psicologia, allo stress, alla tensione emotiva possono incidere sulla buona riuscita di un percorso di fecondazione. Per questo, dobbiamo mettere il massimo impegno a favore della coppia, vista non solo come composta da ‘pazienti’ ma, prima di tutto, da esseri umani con il loro mondo, le loro abitudini e preoccupazioni”.