Gravidanze più sicure dopo i 40 con la fecondazione assistita

admin Notizie Leave a comment   , , , , , ,

123357614-206e63ec-fb01-4a9c-bfe1-c41f0b7aaec2Si è sempre detto che, man mano che l’età avanza, per una donna avere un figlio diventa più complicato. Un dato che, tuttavia, è possibile sconfessare grazie alla fecondazione assistita. Secondo gli ultimi studi, infatti, con la fecondazione in vitro, le over 40 riescono ad avere figli più sani e con meno malformazioni alla nascita.

In aumento le mamme meno giovani

I dati parlano chiaro, aumentano le donne che mettono al mondo il primo figlio anche oltre i 40 anni. Quello che prima era un caso isolato, infatti, oggi sta diventando la norma. Questo è possibile senza ombra di dubbio grazie al miglioramento dello stile di vita, alla maggiore cura di sé e, soprattutto, all’evoluzione scientifica. La fecondazione assistita, infatti, si è evoluta nel tempo e oggi sono sempre più le donne che si rivolgono ai centri specializzati per realizzare il loro sogno di maternità.

Una ricerca destinata a far discutere

Un progetto di ricerca promosso da un prestigioso istituto accademico internazionale ha messo in luce che non è assolutamente vero che le cosiddette primipare attempate sono più a rischio complicazioni nel corso della gravidanza. Analizzando i dati di più di 300mila gravidanze, registrate tra il 1986 e il 2002, infatti, è stato evidenziato che le donne attempate rimaste incinte grazie alla fecondazione assistita, rispetto a donne con meno di 29 anni, hanno avuto meno probabilità di affrontare complicazioni durante il parto. Addirittura si parla di un calo del rischio dall’11 al 4% per quelle donne ultraquarantenni che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al dottor Scotto un commento a questa scoperta:
“La fecondazione assistita può aiutare molto quelle donne che hanno deciso di approcciarsi alla maternità dopo i 40 anni. Dai dati di recente diffusione emerge che, molto probabilmente, i farmaci che stimolano l’ovulazione, che sono parte integrante della terapia che precede la fecondazione assistita vera e propria, svolgono una funzione protettiva degli embrioni, giocando un ruolo fondamentale soprattutto quando l’età della gestante è superiore alla media, uno studio che non fa che avvalorare la tesi che queste tecniche sono più che sicure. Una ulteriore rassicurazione per quelle donne che, pur avendo più di 40 anni, vogliono provare le gioie della maternità.”


Embrione con cellule anomale non sempre porta a bimbi malati

admin Notizie Leave a comment   , , ,

Human embryo on the stage of 16 cells on background with DNAUna nuova ricerca scientifica rivela che, anche se l’embrione in fase precoce presenta cellule anomale, non necessariamente nascerà un bambino con difetti gravi, come ad esempio la sindrome di Down. Secondo lo studio, elaborato da una prestigiosa realtà accademica europea e oggetto di una recente pubblicazione scientifica, le cellule anormali possono essere eliminate e sostituite da cellule sane che, in un certo senso, riparano l’embrione. Anche quando i difetti restano “in circolazione”, e vengono evidenziati da esami come la villocentesi, ci troviamo in una condizione che non per forza porterà alla nascerà di un bimbo affetto da anomalie gravi.

Embrioni con cellule anomale, un mondo da scoprire

La ricerca è partita da un dato biografico: una delle ricercatrici che coordinava il team di lavoro era incinta a 44 anni e si è resa conto, in prima persona, di quanto la scienza sappia ancora poco sulla sorte degli embrioni che contengono cellule anomale e del funzionamento di queste cellule all’interno degli embrioni in via di sviluppo.

Il lavoro dei ricercatori sugli embrioni

Nello studio, realizzato sui topi, i ricercatori hanno operato miscelando embrioni a 8 cellule normali ed embrioni con 8 cellule anomale, creando così i cosiddetti embrioni “a mosaico”. Dato che gli embrioni anormali di topo sono relativamente inusuali, il team ha usato per crearli una molecola che si chiama reversina. E’ stato osservato che negli embrioni dove il ‘mix’ di cellule normali e anormali era 50:50, le cellule anomale all’interno dell’embrione venivano uccise attraverso il processo noto come ‘apoptosi’ (la morte programmata delle cellule), anche quando nelle cellule placentari venivano poi mantenute le anomalie. Questo ha permesso alle cellule normali di prendere il sopravvento: l’embrione alla fine aveva tutte le cellule sane.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto un parere sui possibili aspetti innovativi di questa ricerca.

Gli aspetti positivi,  da tenere in considerazione, rispetto a quanto emerso dal lavoro dei ricercatori, sono sicuramente riconducibili alla considerazione che si conosce ancora poco in merito alla sopravvivenza degli embrioni a mosaico. Quindi questo non può che aiutare in futuro a fare maggior chiarezza. Tuttavia, dobbiamo ancora essere cauti su altri aspetti, perché tutto sommato l’incidenza del fenomeno del mosaicismo cromosomico, al centro dell’intero lavoro di ricerca, è molto limitata”.


Ricerca, nuovo test per selezionare al meglio la cellula uovo

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

iStock_000030708680_MediumSu un’importante rivista accademica, è stato pubblicato uno studio di ricerca che apre la strada allo sviluppo di test non invasivi mirati a identificare la cellula uovo con le migliori capacità di portare a termine una gravidanza dopo fecondazione.

La cellula uovo “comunica” con l’ambiente circostante

I ricercatori hanno dimostrato che la cellula uovo è in grado di comunicare con l’ambiente circostante e modificarlo grazie alla secrezione di molecole segnale. Nelle ore che precedono l’ovulazione, il pattern di secrezione della cellula uovo subisce un cambiamento radicale. Questo cambiamento è percepito dalle cellule circostanti, il cui apporto è essenziale per sostenere i successivi eventi di ovulazione e fecondazione.

Un test per scovare la cellula uovo ottimale

Quando la cellula uovo è sana e adeguatamente sviluppata, queste molecole segnale si accumulano velocemente nel fluido follicolare circostante e possono essere identificate mediante test che non danneggiano la cellula uovo stessa o il futuro embrione. È il caso per esempio della interleuchina 7, il cui accumulo è stato messo in relazione con l’abilità della cellula uovo di maturare ed essere fecondata. Sfruttando questa proprietà sarà possibile distinguere la cellula uovo con il pattern di secrezione ottimale, di conseguenza più adatta a sostenere lo sviluppo dell’embrione.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dott. Scotto una riflessione su questa importante ricerca.

“La ricerca getta una nuova luce sulla rilevazione delle dinamiche cliniche che portano o meno al successo di un trattamento di fecondazione assistita. È importante mettere a punto lo sviluppo di screening non invasivi, per assicurare sistemi di procreazione medicalmente assistita più efficaci e sicuri per la salute delle donne e degli embrioni”.


Fecondazione in vitro: una ricerca svela che aiuta la carriera delle donne

admin Notizie Leave a comment   , ,

carriera e gravidanzaLa fecondazione in vitro contribuisce allo sviluppo della carriera delle donne, perché permette loro di liberarsi per diversi anni del pensiero della maternità e rimandare la messa al mondo di un figlio a carriera ormai consolidata. A sostenerlo, una ricerca internazionale di recente pubblicazione che prossimamente sarà presentata in Germania. La ricerca si concentra su un caso in particolare: quello di Israele, dove il ricorso alla fecondazione in vitro per le donne single è libero dal 1994.

Gli esiti della ricerca

Secondo i risultati evidenziati dai ricercatori, le donne israeliane in età fertile, dopo il 1994, hanno mostrato una propensione notevole a proseguire negli studi, conseguire lauree e a sposarsi più tardi, rispetto alle donne delle precedenti generazioni che non potevano ricorrere ai trattamenti di fecondazione in vitro. Un dato interessante, messo in luce dallo studio, sottolinea che il 4% della popolazione israeliana è nata con la fecondazione in vitro.

Gli aspetti psicologici
Dal punto di vista dello sviluppo personale, emotivo e psicologico, i ricercatori sottolineano come il ricorso libero alla fecondazione in vitro abbia rappresentato per queste donne una sorta di “assicurazione” contro la diminuzione della fertilità. In altre parole, le donne, una vola congelati gli ovuli, si sono liberate di un pensiero e hanno potuto dedicarsi con maggiore tranquillità alla loro realizzazione professionale.

Nella Silicon Valley un sostegno alle future madri
I dati che emergono dall’analisi sono in linea con una tendenza recentemente venuta alla ribalta con i casi delle grandi aziende della Silicon Valley, da Apple a Facebook, che hanno deciso di introdurre tra le loro policy quella di offrire alle dipendenti un sostegno economico per il congelamento degli ovuli.

Il parere dell’esperto

Chiediamo al Dottor Scotto se mettere in luce anche gli aspetti sociali e psicologici della fecondazione in vitro può contribuire ad una migliore informazione sul tema.

Naturalmente ricorrere alla fecondazione in vitro rappresenta l’avvio di un processo rigoroso e delicato, che necessita della massima professionalità Tuttavia, quando parliamo di fecondazione non esiste solo l’aspetto medico, ma anche quello umano, ugualmente rilevante. Dal punto di vista emotivo e personale, infatti, la fecondazione in vitro coinvolge molti aspetti e rappresenta un’esperienza significativa. Anche ricerche che mettono in luce i possibili risvolti sulla vita sociale e professionale, delle donne in primis, è bene che trovino spazio nel dibattito attorno alla fecondazione in vitro”.


Non c’è bimbo che nasca senza l’aiuto di un’ostetrica (1a parte)

admin Notizie Leave a comment   , , , ,

11350938_454490984712043_270497282_nIl mio lavoro è anche la mia passione. Aiuto le donne far venire alla luce i propri figli. Mi chiamo Enrica e faccio l’ostetrica da dieci anni.

Il mio compito è quello di aiutare le future mamme, assistendo al parto, con un lavoro che però comincia tanto prima. Come quello iniziato con una coppia che mi è rimasta dentro, Alberto e Antonella.

Quando li ho conosciuti, Antonella aveva da poco scoperto di essere rimasta incinta. Erano anni che provavano ad avere un figlio e questo bambino non arrivava davvero mai. Una storia che ho sentito raccontare molte volte alle coppie che ho seguito: nel momento in cui arrivano da me, il miracolo che tanto aspettavano è già successo e quindi trovo i futuri genitori sollevati e increduli della notizia appena appresa, dopo mesi, a volte anni, di tentativi infruttuosi.

Era stato così anche per Antonella e Alberto. Lei era riuscita a rimanere incinta dopo tre anni, grazie al ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Quando ho iniziato a seguire la gravidanza di Antonella mi sono subito resa conto del grande fardello che sia lei che suo marito si erano tolti dalle spalle dopo aver appreso della riuscita dell’ultimo ciclo di fivet.

Assistere al momento del parto, massaggiare la schiena della futura mamma per alleviare il dolore e le tensioni, incoraggiare il papà, supportare tutto lo staff medico rappresentano sicuramente i momenti più importanti del mio lavoro. Però è quello che comincia mesi prima del parto la parte del mio lavoro che mi tocca maggiormente: entrare in contatto emotivo con la futura madre, essere presente nelle vite di persone che si preparano a diventare genitori, costruire con loro il percorso fino al parto.
Avverto in loro una euforia speciale nel percorso che porta alla nascita, ma anche la consapevolezza della gratitudine e un filo di stupore.Posso dire che, in un certo senso, avviene lo stesso per il momento del parto: quando il piccolo viene alla luce si è concluso un percorso di confidenze e vicinanza cominciato spesso molte, molte ore prima.

Quando Antonella mi chiamò perché erano cominciati i dolori che l’avevano spinta, valigia in mano e compagno al suo fianco, dritta nella struttura in cui avrebbe messo al mondo il suo bambino, era primo pomeriggio [Continua…]


Gemma e Alessandro: una favola con un lieto fine ancora da scrivere (1a parte)

admin Notizie Leave a comment   , ,

coppia-bacio-fronteMi chiamo Gemma, ho trentasette anni, lavoro come impiegata. Sono sposata da dodici anni con Alessandro. Lui fa l’ingegnere e per seguire le sue necessità professionali abbiamo cambiato città poco dopo esserci sposati. Il nostro rapporto è sempre stato sereno, sia quando eravamo giovani fidanzati che dopo le nozze e tutti i cambiamenti che ne sono conseguiti.

Dopo esserci stabilizzati in una nuova città, con dei nuovi obiettivi e inediti percorsi professionali per entrambi, cosa c’era di più naturale che iniziare a progettare, ma per meglio dire sognare, un bambino. Sì perché per me, naturalmente portata a una visione ottimistica della vita, a guardare con fiducia al futuro per inclinazione caratteriale, un bambino non era un “progetto”, ma un sogno, al quale ambire con entusiasmo e serenità. Ottimismo, positività, un atteggiamento rilassato che, facendo parte della mia indole, ho cercato di mantenere costantemente anche quando, tentativo dopo tentativo, ogni volta il test di gravidanza mi deludeva. “Non sono incinta neppure stavolta”, ripetevo tra me e me, facendo attenzione al fatto che quel “neppure stavolta” piano piano si stava ammantando di una nota malinconica.

Ho incominciato ad avere dei dubbi: “e se non riuscissimo per vie naturali? Se ci fosse qualcosa che non va?”. Ho cercato il conforto degli amici più intimi, raccontando le mie ansie ma ricevendo in cambio quasi sempre lo stesso tipo di rassicurazione. “Cerca di rimanere serena”, “se ti farai prendere dall’ansia questo bambino non arriverà mai”. Mi sono chiesta come fosse possibile rimanere completamente immersa in una sensazione di sospensione, in cui desideri che si realizzi un’aspirazione che però non arriva a compimento. Come ci si può fermare e arrestare il battito del cuore che accelera quando pensi a tutto il percorso che non giunge mai a destinazione? [Continua…]


Gemma e Alessandro: una favola con un lieto fine ancora da scrivere (2a parte)

admin Notizie Leave a comment   , ,

coppia-bacio-fronteDopo qualche anno di tentativi, sia Alessandro che io ci siamo sentiti in un limbo. Il nostro bambino attraverso le vie naturali non ci pensava proprio ad arrivare. Ci siamo guardati negli occhi ed entrambi dalla stessa parte, come una vera squadra, abbiamo deciso di non darci per vinti e di ricorrere a tecniche di fecondazione assistita, chiedendo aiuto a medici specialisti.

Ho iniziato il primo ciclo di stimolazione ormonale con fiducia: ho cercato di superare i momenti di abbattimento e sconforto, qualche piccolo sbalzo d’umore, quel misto di sensazioni indefinite che mi accompagnava passo dopo passo. Alessandro mi è stato d’aiuto con amore, senza farsi prendere da momenti di disperazione o da dubbi. Abbiamo iniziato il nostro percorso insieme. Purtroppo, dopo essermi sottoposta ad alcuni cicli di super-stimolazione ormonale, ad oggi ancora non sono riuscita a rimanere incinta.

Oggi potrei ripensare a tutte le volte che ho atteso l’esito delle analisi con il cuore in gola, per finire poi delusa poco dopo. A tutte le volte che ci siamo sentiti pieni di speranza in vista dell’esito e non abbiamo visto ripagati i nostri sacrifici.

Invece, oggi, a 37 anni, dopo diversi tentativi di ricorso alle tecniche di fecondazione assistita, pur non avendo ancora realizzato il sogno di avere un bambino, cerco di guardare al futuro ancora con positività. Né Alessandro né io abbiamo mai rinunciato all’aspirazione ad avere una famiglia. Sono convinta del percorso che ho intrapreso: con l’aiuto dei medici, continuerò ad insistere e ci impegneremo in altri tentativi. Credo fermamente nel fatto che un giorno avremo un bambino e seguirò il mio percorso lungo questa strada.


Gravidanza: non ora e non adesso ma il mio bimbo arriverà (2a parte)

admin Notizie Leave a comment   , , ,

I-canOrmai rassegnata al fatto che non sarei mai diventata madre, al punto che procreare sarebbe apparso quasi un atto di egoismo, io e Luca ci siamo lasciati. Ci amavamo ancora ma si era creata una crepa tra noi, ognuno aveva messo in tavola i propri desideri e le nostre carte non combaciavano.

Le persone a me vicine hanno cominciato ad incoraggiarmi verso una strada nuova. “Perché non pensi al congelamento degli ovuli?”. Fino ad allora avevo sempre escluso questa possibilità, in modo fatalista e rassegnato. Poi mi sono informata e ho realizzato che, a fronte di un investimento pur cospicuo, avrei potuto imprimere una svolta a questo “effetto domino” che stavano diventando gli eventi della mia vita. Dopo molto incoraggiamento da parte dei miei amici e dei miei genitori, pur consapevole che avrei dovuto affrontare gran parte di questa sfida senza un compagno al mio fianco, mi sono decisa: ho congelato i miei ovuli. Inizialmente mi sentivo stranita e mi chiedevo cosa stessi facendo? Io, così convinta da sempre che sarei diventata madre con la massima naturalezza. Per questo, con un po’ di coraggio e una buona dose di pragmatismo, mi sono fatta forza, ho fatto quadrare i conti e ho deciso di agire. Ora che i miei ovociti sono da un anno sottoposti a criopreservazione, mi sento come se avessi di fronte una nuova sfida: formare una famiglia, avendo ancora la possibilità di farlo, in attesa del compagno giusto con cui intraprendere questo lungo e faticoso percorso d’amore.


Gravidanza: non ora e non adesso ma il mio bimbo arriverà (1a parte)

admin Notizie Leave a comment   , , ,

I-canMi chiamo Giovanna e sono una fotografa. Quando ho scoperto di avere una neoplasia avevo 26 anni, un compagno e la quasi certezza che un giorno avrei avuto dei figli. Quando il medico mi ha diagnosticato questa patologia non sapevo nemmeno di cosa si trattasse, ma ho temuto subito che qualcosa, in quel percorso personale da tempo immaginato e progettato, si stesse complicando. Infatti, una grande massa di tessuto ha colpito il mio utero e le mie ovaie, mettendoli parzialmente fuori gioco e indebolendoli tantissimo. Ancora oggi, mi risuonano in mente le parole del mio medico che, con affetto e pazienza, cercando di non spaventarmi eccessivamente, mi spiegava cosa stesse succedendo. Sapevo che la scoperta di questo problema di salute avrebbe comportato una serie di effetti: ero davanti al bivio di scelte e condizionamenti sulla mia vita che non sapevo come avrei gestito.

Pur avendo solo 26 anni ero da tempo impegnata in una lunga relazione: Luca ed io ci eravamo conosciuti a scuola, ma la nostra amicizia era diventata amore solo nel corso degli ultimi mesi dell’ultimo anno di liceo, durante l’esame di maturità. Ho sempre immaginato il giorno in cui sarei diventata madre: dentro di me mi sono sempre sentita in contatto con il mio istinto materno e mi sono vista in un futuro non lontano come una buona mamma. Il mio medico, però, mi ha subito fatto presente che, se avessi voluto davvero diventare madre, avrei dovuto pianificare da subito una gravidanza, prima che le mie condizioni peggiorassero ulteriormente.

Primo effetto domino. “Non sarà comunque una gravidanza facile: se scegliamo le vie naturali, potremmo subire delle problematiche, a causa delle ovaie compromesse, con effetti sulla tua salute e su quella del bambino”. Le parole del mio medico mi sembrarono una sentenza.
Secondo effetto domino. “Cosa faccio adesso? Luca mi resterà vicino?”. Mi sono chiesta se sarei stata pronta ad affrontare una situazione così difficile e piena di rischi e mi sono risposta di sì. Ero pronta a questo passo. Ma Luca?
Il terzo effetto domino nella mia storia è stato forse il più duro da affrontare, perché il più inaspettato. Luca non si sentiva pronto a diventare padre e di fronte a questo naturalmente nemmeno l’urgenza imposta dalle mie condizioni di salute avrebbero potuto avere un effetto. Ci ho messo molto tempo a comprendere e a perdonare, ma poi ho realizzato. Non eravamo davvero insieme in questo percorso, avrei dovuto affrontare da sola questa difficoltà.

In tre momenti, che oggi mi sembrano collegati come le tessere del domino, ho scoperto di avere un problema di salute, che forse non avrei potuto avere figli o che avrei dovuto pianificare una gravidanza contro il tempo e, infine, che l’uomo che amavo non si sentiva pronto alla sfida di questa corsa controvento. Pensavo sarebbe finita così la mia storia, ma non è andata in questo modo… CONTINUA


Sul sito del dottor Scotto il calendario per calcolare i giorni fertili

admin Notizie Leave a comment   ,

È da oggi online, sul sito del Centro per lo Studio e la Terapia dell’Infertilità di Coppia, periodo fertile L’iniziativa è stata promossa dal medico napoletano, Antonio Scotto di Frega, esperto in terapie dell’infertilità di coppia.

Grazie alla funzione calendario sarà possibile, per le coppie che stanno pianificando un figlio, avere a disposizione uno strumento efficace e di facile e immediato utilizzo.

“Sotto molti punti di vista, l’estate è il periodo ideale, per molte coppie, per pensare con serenità ad avere un bambino e ad allargare la famiglia“. È il commento del dottorAntonio Scotto.

Sul sito web del Centro per lo Studio e la Terapia dell’Infertilità di Coppia siamo da tempo impegnati a fornire informazione ed orientamento sulle tematiche più utili alle coppie che progettano il ricorso a tecniche di fecondazione assistita, ma anche su temi più generali come la sterilità e la prevenzione. Attraverso il calendario per calcolare online il periodo fertile le coppie potranno avere a disposizione uno strumento che li aiuterà a pianificare una gravidanza con la massima tranquillità, in un periodo dell’anno particolarmente favorevole e rilassante”, conclude Scotto.