Fecondazione assistita, il fattore tempo è ancora vitale

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esenzione-ticket-gravidanza-ridQuanti tentativi bisogna fare prima che una donna rimanga incinta? È una delle domande che più comunemente preoccupano le coppie che stanno per intraprendere il percorso di creazione di un nuovo nucleo familiare. I medici lo chiamano “time to pregnancy”. Insomma, a quanti tentativi si può arrivare prima di fermarsi e rinunciare alla procreazione? Se n’è parlato recentemente nel corso di importante convegno incentrato sulle nuove prospettive di gravidanza legate alla fertilità e al fattore tempo.

 

I dati in Italia

Secondo i dati più recenti, l’età media in cui una donna italiana accede alle tecniche di procreazione assistita è tra le più alte d’Europa: il 72 per cento ha più di 35 anni. E cresce anche la quota di donne oltre i 40 anni, ferma al 31 per cento. I dati diffusi dall’ultimo rapporto promosso dal ministero della Salute confermano inoltre un elemento ormai già noto: il fattore tempo è vitale e più si è biologicamente anziane e meno possibilità si hanno di rimanere incinte. Su 100 cicli di fecondazione in vitro in donne sotto i 34 anni sono state ottenute 28 gravidanze, solo 5 invece in altri cento cicli su donne sopra i 42.


Più ovociti, più possibilità?

Il tempo è quindi la chiave. Su questo tema, ad integrazione dei dati più recenti, arriva inoltre uno studio di nuova pubblicazione che fa il punto sulla doppia stimolazione standard nello stesso ciclo, allo scopo di aumentare le possibilità di una gravidanza per ciclo. Lo studio parte dalla considerazione che la percentuale più elevata di donne che intraprende un percorso di procreazione assistita ha più di 35 anni, quindi i ricercatori e i medici hanno sperimentato il prelievo di follicoli di ondate diverse in donne con bassa riserva ovarica. Con la seconda stimolazione, effettuata cinque giorni dopo il prelievo degli ovociti della prima, con gli stessi farmaci e gli stessi dosaggi, il team che ha realizzato lo studio è riuscito a prelevare lo stesso numero di ovociti della prima, con la stessa qualità. Aumentando il numero di ovociti a disposizione, aumentano le possibilità di trovare quelli di qualità migliore. In conclusione, lo studio rivela che con una sola stimolazione circa 2 donne su dieci, sui 38 anni di età in media, riescono ad avere un bambino, cumulando prima e seconda stimolazione arriviamo a 3,5.

 

Il parere dell’esperto

Al Dottor Scotto chiediamo in che modo gli studi di recente diffusione possono contribuire ad un incremento nelle percentuali di successo delle tecniche di fecondazione assistita.

“Tutti gli studi e le ricerche confermano che il fattore tempo è ancora essenziale. Le percentuali di successo delle tecniche di fecondazione assistita nelle donne under 35 è significativamente più alta e questo elemento rimane ancora un punto fermo. Tuttavia, è importante che la ricerca medica guardi ad un dato incontrovertibile: oggi le donne che, per condizionamenti di diversa natura, pianificano un figlio dopo i 35 anni sono in costante aumento. In questo senso, l’impegno della comunità medica e scientifica deve essere quello di approfondire tutte le tematiche legate al rapporto tra tempo e invecchiamento biologico e gli effetti di questo rapporto incide sulla procreazione assistita”.


Fecondazione eterologa: il punto di vista di un uomo (1a parte)

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yeeeeeHo realizzato quanto desideravo diventare padre quando, con mia moglie Manuela, abbiamo iniziato a provare ad avere un figlio, subito dopo le nozze e sono passati invano ben cinque anni.

Riavvolgo mentalmente il nastro della nostra storia e torno al punto di partenza.

Mi chiamo Giovanni e ho 39 anni. Da 7 anni sono sposato con Manuela. Ho sempre pensato che fossimo dei privilegiati: sono un professionista affermato, ho cercato di guadagnarmi una buona posizione sociale, di raggiungere i miei sogni e di ottenere le cose che volevo. O che credevo di volere. Belle auto, una casa elegante con vista panoramica, uno stile di vita agiato. Tutte cose che ho sognato di condividere con Manuela dal primo momento in cui l’ho incontrata. Avevamo entrambi 28 anni, lei si era laureata da poco e lavorava nell’azienda del padre, cosa che ha continuato a fare anche dopo le nostre nozze. Quando ci siamo conosciuti ho visto in lei la vitalità, il fascino, la simpatia che avevo sempre cercato. Sono riuscita a convincerla ad iniziare un progetto di vita insieme dopo pochi anni di fidanzamento. E così è iniziata la nostra vita insieme. Immersi in un contesto familiare felice, perché vivevamo vicini ai nostri genitori e fratelli, in una sorta di grande famiglia che si integrava benissimo nelle varie parti.

Tutto sembrava andare come avevamo sempre sperato: una moglie stupenda, un contesto familiare caloroso, un “nido” d’amore a nostra immagine e somiglianza. Nulla davvero sembrava mancarci. Anche la nostra festa di matrimonio era stata bellissima, con Manuela impegnata a pensare a piccoli pensieri affettuosi per tutti i nostri amici e parenti.

Poi un giorno, siamo sbattuti sul nostro personale scoglio e ci siamo incagliati.

Attorno a noi, piano piano, tutti gli amici nostri coetanei, sposati come noi da qualche anno, iniziavano ad allargare la famiglia. Prima una coppia, poi un’altra, poi un’altra ancora. Noi ci stavamo provando, era il passo successivo per completare quel quadro che a me appariva perfetto. Un bambino tutto nostro, il frutto di un’unione solida e di un progetto di vita all’insegna dell’amore.

Sì ci provavamo, ma ogni volta il test ci negava la gioia di poter diventare genitori. Ogni volta che non andava bene, che scoprivamo che Manuela non era incinta come speravamo, mi costringevo a guardare profondamente negli occhi di mia moglie, per percepire il dolore che cresceva, assieme alla preoccupazione e ai dubbi, alle domande. Domande che forse tutte le coppie che non riescono ad avere un figlio, all’inizio, si sentono in dovere di farsi. “Perché proprio a noi?”, “cosa c’è che non va?”, “forse non sono in grado?”. Tempo dopo ho realizzato che porsi tutte queste domande, con l’ansia a fare da sfondo, è una sorta di piccolo calvario personale al quale ci sentiamo di condannarci forse per alleviare un po’ la sensazione di angoscia.

È stata Manuela a spingere entrambi ad affrontare la situazione. “

Temevo infatti che fossi io la causa della nostra sterilità di coppia e che non sarei stato bravo, come avrebbe potuto esserlo mia moglie invece, ad affrontare la realtà. In realtà, ben presto ho dovuto dimostrare la mia capacità di reagire e di prendere di petto la situazione: la nostra incapacità di mettere al mondo un figlio, infatti, era dovuta ad un mio problema di salute che mai era emerso nella mia storia clinica.

Manuela aveva avuto ancora una volta ragione: se non fossimo andati a fondo e avessimo scoperto il mio problema, ci saremmo consumati per anni dietro un test di gravidanza che, inevitabilmente, avrebbe sempre frustrato le nostre attese e speranze con un risultato negativo.

I medici comunque ci lasciarono alcune speranze, qualora avessimo intrapreso il percorso a noi più adatto. Per questo motivo decidemmo di andare avanti e di provare con la fecondazione eterologa [Continua…]

 


Infertilità maschile: spermatozoi più potenti con l’aiuto di un’alga

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Fecondazione assistita: SpermatozoiUtilizzando la tradamixina, ingrediente di un composto naturale antiossidante, associato a un antiestrogeno, si è avuto un incremento del 46% di gravidanze rispetto alla procedura che utilizza solo l’antiestrogeno. Questi sono i risultati riscontrati in una ricerca condotta dall’Università Federico II di Napoli, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica The Journal of Steroids & Hormonal Science.

Anche “Lui” è responsabile!
Questa scoperta, in un panorama nel quale di solito la donna è vista come principale attore nelle criticità legate al concepimento, riequilibra in qualche modo il ruolo del maschile anche nella gestione dei problemi di fertilità, che, da statistiche recenti, colpiscono circa il 15% delle coppie.
Al momento, nel nostro paese, gli uomini che hanno problemi di fertilità superano i due milioni, attestando sul 25% i casi di mancato concepimento con cause di derivazione maschile.
Partendo da questo scenario, i ricercatori dall’Università Federico II di Napoli, hanno somministrato per sei mesi la tradaximina, ipotizzando che potesse influenzare in modo sensibile le possibilità di procreazione in soggetti con problemi di infertilità.

Un ingrediente completamente naturale.
Questo ingrediente, presente in un integratore alimentare a base di Alga Eklonia Bicyclis, Tribulus Terrestre e Glucosamina, associato a un farmaco antiestrogeno, ha migliorato significativamente la fertilità maschile. I pazienti, suddivisi in tre gruppi hanno ricevuto  trattamenti differenti: ad un gruppo è stato somministrato la tradamixina e un farmaco antiestrogeno, a un altro solo il farmaco estrogeno e, infine,  al terzo, è stato somministrato un placebo, valutando il numero delle gravidanze spontanee, la motilità progressiva e il numero degli spermatozoi. Il primo gruppo, al quale è stata somministrata tradamixina e antiestrogeno, ha prodotto 13 gravidanze; il gruppo col solo antiestrogeno 6 e Il gruppo dei placebo 2. Grazie a queste verifiche è stato individuato un trattamento del tutto naturale, il Tradafertil, che senza effetti collaterali, unisce le proprietà della tradamixina al Myo inositolo, che con la sua azione antiossidante naturale, è un concreto sostegno della fertilità maschile.

Tutta colpa dello stress!
Tra le cause di infertilità negli uomini lo stress ossidativo sembra essere da sempre tra i motivi principali di infertilità. Infatti, se diminuisce l’energia della quale lo spermatozoo necessita per fecondare l’ovulo, si riduce di molto la capacità di poter dare l’inizio a una gravidanza. Inoltre, i fattori ambientali che alimentano un’azione ossidativa dannosa per la formazione e la motilità degli spermatozoi sono davvero tanti, senza considerare che anche il percorso che porta a una gravidanza, utilizzando tecniche di procreazione medicalmente assistita, è frequentemente fonte di uno stress psico fisico notevole per l’uomo, incidendo pertanto anche sulla performance sessuale. Il Tradafertil, oltre a migliorare la capacità di fecondazione dell’uomo, ne potenzia le funzionalità sessuali maschile. In questo processo di energizzazione del sistema riproduttivo maschile la tradamixina, ingrediente che sta alla base dell’integratore per la fertilità, è la protagonista principale. Composta da Tribulus Terrestre, che stimola la produzione di testosterone, dall’Alga Eklonya Bicyclis, efficacissimo antiossidante che promuove la produzione di ossido di azoto, neurotrasmettitore dell’erezione, e ,infine dalla Glucosamina, che aumenta i livelli di ossido di azoto.

E se non funziona? C’è sempre la fecondazione eterologa.
“I dati di questa ricerca sono davvero interessanti” ci dice il Dottor Scotto, Direttore Centro di Fecondazione Assistita per lo studio e la terapia per la coppia inferitile. “Naturalmente” – continua –  “per alcune patologie, dove la fertilità maschile è completamente compromessa, c’è sempre l’opportunità di ricorrere alla fecondazione eterologa, tenendo però ben presente, che questa, più di ogni altra pratica, può avere un impatto psicologico piuttosto consistente da sostenere per la coppia. In questi casi, nei centri internazionali per la procreazione eterologa medicalmente assistita, come il CIFE, il supporto psicologico da parte di professionisti del settore, è parte integrante delle pratiche di fecondazione assistita. In ogni caso” – continua il Dottor Scotto “Un rimedio di questo tipo, con un impatto percentuale così cospicuo, può essere considerato un vero miracolo della natura, ma anche in questo caso vale la precauzione di sempre: parlatene  col vostro terapeuta e non curatevi da soli, cavalcando entusiasmi statistici, nei quali per qualche motivo, potreste non rientrare.”