Roberto: storia, a lieto fine, di un papà (2a parte)

admin Notizie Leave a comment   , , ,

roberto papàIl responso non è stato facile da accettare: inconsciamente avevo iniziato il percorso di analisi con la convinzione che, alla fine, sarebbe emerso che eravamo perfettamente in grado di riprodurci per vie naturali e che sarebbe stato sufficiente recuperare un po’ di serenità. Invece abbiamo dovuto fare i conti con il fatto che per noi le possibilità di concepire un bambino senza l’aiuto della medicina erano vicine allo zero. Ho provato sulla mia pelle la prima fase di scoraggiamento: accettare di non essere in grado di procreare senza l’aiuto di un medico è un momento in cui ti trovi anche senza volerlo a fare i conti con te stesso. Nel mio caso, il dialogo franco e aperto con mia moglie e la capacità, dopo lo shock iniziale, di affrontare la notizia come se fossimo una “squadra” ha lasciato dietro di me tutte le paure e le incertezze e mi ha fatto prendere con convinzione per mano mia moglie per cominciare l’unico percorso che, in base a quanto emerso dalle analisi, ci avrebbe permesso di avere un figlio: la fecondazione eterologa.

Non subito, non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per metabolizzare la necessità di intraprendere un percorso che immaginavamo complicato.
Ci siamo rivolti ad un centro specializzato per la cura dell’infertilità di coppia e abbiamo deciso “proviamoci”, con fiducia. Il percorso di accesso alla fecondazione eterologa non è una passeggiata ma, con l’aiuto di un bravo specialista, e con animo sereno, libero da ansie e preoccupazioni, è l’equivalente di un progetto di vita. Un progetto perseguito attraverso una strada alternativa che offre la possibilità a coppie come la nostra di mettere al mondo una vita, come abbiamo desiderato dal giorno in cui Elena ed io ci siamo conosciuti. Se avessimo potuto scegliere, avremmo ovviamente preferito un percorso naturale e senza difficoltà ma non abbiamo potuto. Questo non ci ha impedito di andare avanti nel nostro progetto familiare. E oggi siamo davvero una famiglia. Un anno e mezzo fa, a conclusione della nostra prima fivet, Elenaa ha scoperto di essere incinta. Nove mesi fa è nata Laura. Sappiamo di essere stati due volte fortunati: il nostro percorso di fecondazione è andato a buon fine al primo tentativo, il che non succede spesso, e soprattutto abbiamo ricevuto in dono quella vita che sognavamo da tempo di poter tenere tra le nostre braccia.


Roberto: storia, a lieto fine, di un papà (1a parte)

admin Notizie Leave a comment   , ,

Mani di sposi con fediElena ed io ci siamo conosciuti all’ università. Entrambi appassionati di materie umanistiche, ma lei molto più brava di me: è riuscita a laurearsi senza andare fuori corso e con lode. Negli ultimi anni di università avevamo già deciso di andare a vivere insieme: anche se non avevamo grandi possibilità economiche era il nostro primo passo verso il progetto di una vita in comune. Progetto poi pienamente sbocciato qualche anno dopo: io sono stato assunto in un’azienda che si occupa di risorse umane e lei ha seguito la passione dell’insegnamento. Era arrivato il momento giusto per mettere su famiglia, sposarci, progettare una nuova casa. Un passo in avanti. Un passo alla volta.

Nuova casa nuovo quartiere, la responsabilità di vivere un legame importante come quello tra moglie e marito, le difficoltà di tutti i giorni. Ci siamo sempre sentiti una coppia fortunata, perché siamo riusciti in pochi anni a raggiungere quegli obiettivi che tante coppie hanno in mente, pur affrontando le difficoltà quotidiane, soprattutto economiche, che tante coppie si trovano a dover sopportare.

Non abbiamo pensato immediatamente ad ampliare la famiglia: in maniera naturale, i primi anni sono stati di assestamento della nostra relazione matrimoniale, felice e serena, dei nostri spazi di coppia, della nostra nuova dimensione domestica.

Dopo qualche anno, con la stessa spontaneità con cui abbiamo vissuto l’evoluzione del nostro rapporto, ci siamo trovati a desiderare un figlio. In entrambi era forte il convincimento che, così come avvenuto per tutte le tappe precedenti, saremmo arrivati a mettere al mondo un bambino serenamente, senza strappi.

Dopo il primo anno e mezzo di tentativi andati a vuoto, si sono insinuati tra noi dubbi e nervosismo. Quando si arriva al punto in cui ci si chiede concretamente se come coppia si sia o meno in grado di mettere al mondo un’altra vita è arrivato il momento di indagare a fondo, intraprendere un percorso di analisi adeguato, senza consumarsi tra dubbi, ansie e paure. Noi stessi siamo passati, anche se per poco, per quella china di angoscia.

Ci siamo rivolti alla ginecologa di fiducia di Elena che ci ha indirizzato verso uno specialista con l’aiuto del quale abbiamo intrapreso un percorso di analisi. Prima le analisi di routine, che però non sono state sufficienti ad individuare il nostro apparente problema di sterilità di coppia, seguiti da analisi di secondo livello, un elenco di esami specifici per me e per Elena… TO BE CONTINUED